Urbanistica INFORMAZIONI ta dal Centro Nazionale delle Ricerche Francese. Frutto di una lunga discussione tra una trentina di redattori d’area e un ulte- riore centinaio di collaboratori nei 100 paesi-campione analizzati, nelle 7 aree di articolazione della CGLU, il Rapporto esamina il percorso trasfor- mativo che va mutando il volto e le competenze delle amministrazioni locali nel mondo, con l’obiettivo con- creto di contribuire a rafforzare – attraverso una diffusione di conoscen- ze nuove - le indicazioni contenute nelle “Linee Direttrici sul Decentramento” approvate dall’ONU- Habitat nell’aprile di quest’anno. Per l’ampia varietà di contesti che copre, il testo costituisce un’opera indubbiamente innovativa, e forse pro- prio per questo attribuisce al coordina- mento scientifico le sue “responsabilità politiche” aprendosi con l’avvertenza che “i nomi impiegati e il materiale presentato […] non sono l’espressione di una posizione o di un’opinione uffi- ciale della CGLU sulla situazione giuri- dica di qualunque paese, territorio, città o area, né quella delle sue autori- tà”. La libertà e le responsabilità attri- buite al responsabile scientifico sono state, per la CGLU, l’unico modo di poter pubblicare la ricerca, davanti ad alcune importanti critiche avvenute l’anno scorso durante il Congresso di Marrakesh, dove la bozza è stata pre- sentata e discussa in alcune sessioni pubbliche, attirandosi soprattutto le critiche di alcuni paesi ancora lungi da una piena democratizzazione istituzio- nale (come la Cina). Nondimeno, il testo costituisce un importante attraversamento della “plu- ralità sperimentatrice” delle diverse forme di decentramento in atto a varie latitudini del pianeta, ed un’imprescin- dibile ed appassionante lettura di come i retaggi delle diverse potenze coloniali si rapportano con la maggiore o mino- re propensione a rapidi mutamenti di stato dei sistemi istituzionali nei 3 continenti ‘colonizzati’. Inoltre, esplorando la “rivoluzione democratica silenziosa” che i percorsi di decentramento hanno rappresentato in molti paesi, propone un’analisi di come le amministrazioni locali abbiano spesso costituito un sostrato resistente presentanza, salvo rare eccezioni come quelle legate agli incontri tra sindaci israeliani e palestinesi, o tra quelli curdi e turchi. *Ricercatore presso il Centro de Estudos Sociais, Università di Coimbra. Democrazia locale e decentramento Giovanni Allegretti A Jeju, la CGLU ha presentato il miglior lavoro prodotto in questi tre anni di vita, ed il primo risultato con- creto di Gold, l’Osservatorio Globale sulla Democrazia Locale e il Decentramento che oggi anima un por- tale con i link ad oltre 1000 siti web, organizzati su una base informativa geografica accessibile da www.cities- localgovernments.org/gold. Si tratta del Primo Rapporto Globale sul Decentramento e la Democrazia Locale nel Mondo, un volume pondero- so che inaugura un’ambiziosa proposta di revisione e aggiornamento annuale, e si giova del coordinamento scientifi- co di Gérard Marcou, professore alla Sorbona di Parigi e direttore del GRALE, una Rete di Ricerche sui Governi Locali in Europa co- finanzia- Per chi ha preso parte agli oltre 20 ate- lier autorganizzati dalle Commissioni Tematiche durante il congresso di Jeju l’impressione di un pomposo evento in cui “tutto era già scritto” esce comun- que molto attenuata. Perché dallo scambio fitto e appassionato di prati- che è emerso un brulicare di saperi che sostanziano l’impressione di un movi- mento silenzioso che (pur dovendo combattere contro i mulini a vento di decisioni assunte spesso “a monte”, come quelle sulle privatizzazioni o i tagli dei finanziamenti statali) ha in sé energie per poter proporre qualcosa di nuovo. Ad esempio, molto interessante è con- statare come la maggior parte delle città intervenute negli atelier sulla “sicurezza urbana” non concentrino le loro battaglie sull’interpretazione secu- ritaria del tema, ma su letture più lega- te al diritto alla città per tutti, alla difesa dei bambini e degli anziani dai rischi di una “civiltà della fretta e della disattenzione” o all’aumento delle catastrofi naturali dovute al poco impegno nel difendere la natura e ad informare i cittadini su come prevenire e minimizzare gli effetti dei cataclismi naturali. Lo spirito cooperativo emergente da questo “ombrello” di relazioni e scambi multipolari non ha trovato degna rap- Info 77