CALL FOR PAPERS (English version below) “Immagine. Note di Storia del Cinema”, n. 27 (2023) Afriche di celluloide. Produzioni, circolazione, pratiche di archiviazione e di riuso a cura di Valentina Fusari, Gianmarco Mancosu, Micaela Veronesi Sono ormai consolidate anche in Italia le ricerche aventi come oggetto il rapporto tra cinematografia ed espansionismo coloniale. Recependo paradigmi analitici e interpretativi ampiamente diffusi in altri contesti post-coloniali (Reynolds 2015; Smyth 2009; Slavin 2001; Chowdhry 2000) segnatamente Francia e Gran Bretagna, anche la riflessione italiana negli ultimi anni si è spostata dall’analisi puntuale e approfondita dei singoli prodotti filmici ad analisi più ampie: queste includono in particolare lo studio degli elementi contestuali, paratestuali e transnazionali che possono aver influenzato produzione e fruizione delle pellicole “coloniali”, spingendo a ripensare alcune categorie tassonomiche date per assodate, soprattutto per quanto concerne la paradigmatica distinzione tra fiction e non-fiction, ma anche la caratterizzazione di un determinato film quale funzionale al discorso imperialista quasi prescindendo dai contenuti stessi (Zinni 2016; Ben-Ghiat 2015). Inoltre, una serie di ricerche stanno analizzando archeologicamente gli aspetti materiali concernenti la vita di questi prodotti, il loro utilizzo e ri-utilizzo in contesti differenti, la loro censura o le pratiche di archiviazione e di ri-mediazione critica (Bellotti, Mariani 2021; Van Schuylenbergh, Zana Aziza Etambala 2010; Okiremuete Shaka 1999), mentre restano ancora in ombra le professioni riconducibili al “cinema coloniale” e al “cinema nelle colonie”. Partendo da queste considerazioni, e adottando una prospettiva metodologicamente ampia e di lungo periodo, il numero di “Immagine. Note di Storia del Cinema” n. 27 intende mappare le diverse esperienze che, sebbene ruotino intorno alle immagini cinematografiche e fotografiche, vadano ad addentrarsi in territori finora poco esplorati della ricerca storica e filmica, interrogando per esempio la formazione di archivi cinematografici/cineteche (post)coloniali; gli scambi tra questi enti e, più in generale, la circolazione (nazionale, transnazionale, transimperiale) di questi prodotti; l’utilizzo di filmati durante esposizioni di varia natura; l’esistenza di concorsi/eventi incentrati sui film coloniali; il rapporto tra esplorazioni, cinematografia e divulgazione scientifica; il destino dei materiali una volta finita la stagione espansionistica; la trasmissione di competenze tecniche e la formazione di personale specializzato; l’utilizzo e la regolamentazione degli spazi di fruizione cinematografica nelle (ex) colonie e la ri-