142 143 Ma l’opera più toccante, più sciolta e quindi più pura appare il ritratto femminile appar- tenente all’autore: lì lo stile è divenuto stru- mento spontaneo, la composizione è tutta effcace e nel taglio della porta e nel vuoto, nella rispondenza fra l’azzurro purissimo di fondo e quelle ombre scure deliziose nel viso, negli occhi della creatura resa eterea, si rivela l’arte nella sua alta ispirazione e nella sua potenza. [...] Armonia semplice, quieta, di opera d’arte: in questo ritratto femminile, che è un’evocazione di realtà fno all’indicibile, tutto va a posto, la posa, la presentazione; l’arte stessa è uno stato di rapimento e quindi di calma come la mon- tagna lontana talvolta nel crepuscolo puro 1 . Di tutta la “sala luminosa” 2 della XIV biennale veneziana, dove Felice Casorati aveva allestito la sua grande mostra personale, a convincere lo sguardo penetrante di Guido Lodovico Luzzatto era un Ritratto, l’unico che fgurava anonimo e di proprietà dell’artista (fg. 1). Il pittore lo aveva collocato a sinistra di Concerto, in pendant con il Ritratto di Hena Rigotti, secondo uno studia- to contrappunto dei formati minori intorno alle grandi composizioni. Quasi tutte le recensioni avevano ammesso che la rigida, ostentata com- plessità di queste ultime, e soprattutto del pro- grammatico Lo studio, indietreggiava rispetto all’effcacia dei sette ritratti: la nobiltà aulica non priva di “taluni aspetti fotografci” del trittico Gualino e del ritratto della sorella; il nitore, “qua- si alla maniera di Antonello”, dell’effgie di Hena Rigotti e del Duplice ritratto; infne, appunto, il fascino del misterioso ritratto in cui “la donna si avanza lentamente quale una Maddalena” 3 . Eppure Luzzatto, un giovane critico milanese con un’originale attenzione a Van Gogh e all’e- spressionismo tedesco, richiamava al primato dell’introspezione e della sincerità per il gene- re ritrattistico: “Bisogna bene che cerchiamo il ritratto spontaneo, intuitivo che si dedica vera- mente all’interpretazione viva e fresca del mo- dello; l’imponenza stilistica del Casorati non ci fa sentire meno la mancanza di naturale diretta ispirazione alle creature vive” 4 . La tensione rilevata dal critico, tra la strategia sofsticata della pittura e l’enfasi stilistica da un lato, e dall’altro l’urgenza di una “interpre- tazione pittorica intuitiva, penetrante, quanto più possibile libera da preconcetti di stile”, in- quadra anche il tema di questo saggio: ovvero la ricostruzione dell’identità della donna del Ritratto, e sulla sua portata, tutta da riconsi- derare, per la pittura di Casorati allo snodo cruciale del 1924. Si trattava infatti di Maria Gandini, detta Mariuccia, la cui morte, avve- nuta nel gennaio di quell’anno, aveva lasciato l’artista “senza pace nella sciagura famigliare che lo ha colpito” 5 . La stampa nazionale riferiva persino il rischio che Casorati rinunciasse alla sua sala, dopo che già due volte aveva rimanda- to il ritorno a Venezia dal 1914: “Vincendo gli in- dugi del giovane e signifcativo pittore, colpito recentemente da un grave lutto, la Presidenza dell’Esposizione è riuscita ad indurlo a ripre- sentarsi alle Biennali veneziane, nelle quali [...] non si era più presentato con un complesso di opere organico e completo” 6 . MARIUCCIA GANDINI NELLA VITA E NELL’OPERA DI FELICE CASORATI (1920-1924) Filippo Bosco