1 CRITIQUE OF SPINOZA ON MIRACLES Paul Gerard Horrigan, Ph.D., 2020. Étienne Gilson and Thomas Langan note Spinoza’s rationalist-determinist-monist- pantheist rejection of miracles in their Modern Philosophy: Descartes to Kant: “What are the Scriptures for Spinoza? There were no real prophets writing under God’s dictation, but poor and simple men, using to the hilt their gift for metaphor to cover over the poverty of their thought, invoking imaginary miracles to bolster their authority. How could there be miracles when the infinite order of nature is immutable and necessary? Spinoza did not hesitate to apply the rules of ‘criticism’ to the Bible, nor to contest the authorship of the Sacred Books, and to declare its origins purely and humbly human. Finally, he concludes that the Christian religion is only a historical phenomenon, product of its time, enjoying only a relative, a transitory value.” 1 “Da tutti gli storici Spinoza è considerato il fondatore della critica della religione. E su questo punto non c’è dubbio alcuno. Infatti Spinoza è un perfetto razionalista che di Dio e della religione intende accettare soltanto quanto può passare attraverso il filtro della ragione, che è l’unica «conoscenza adeguata» delle cose. “Spinoza distingue due tipi di religione: quella del volgo che consiste nell’obbedienza alla legge, e quella del filosofo che consiste nella conoscenza della verità. Però, in definitiva, egli riconosce valore razionale soltanto alla religione del filosofo, cioè alla religione naturale, mentre assegna un valore pedagogico, politico e morale alla religione soprannaturale (degli ebrei e dei cristiani). Tutto questo viene lucidamente argomentato da Spinoza nel Tractatus theologico- politicus, che è il primo chiaro esempio di un’esegesi estremamente critica e liberale della Sacra Scrittura. “Già nella Prefazione l’autore, in contrasto con l’atteggiamento che ritiene fonte di empietà l’uso della ragione, dichiara di essersi indotto ad esaminare «con integro e libero animo la Scrittura», essendo convinto che «la Scrittura lascia assolutamente libera la ragione» e che «religione e filosofia sono indipendenti», reggendosi «ciascuna su una propria base». “Secondo Spinoza la parola di Dio non consiste in un determinato insieme di libri, ma «in un semplice concetto della mente di Dio, rivelato ai profeti: obbedire a Dio con animo integro, coltivando la giustizia e la carità». La forma di tale insegnamento dovette adattarsi alla mente di coloro a cui era destinata; ma l’indole degli uomini essendo molto diversa, e suscitando in alcuni il riso ciò che in altri suscita venerazione, a ciascuno si deve lasciare libertà di giudizio, e facoltà di interpretare a suo modo i fondamenti della fede: solo le opere serviranno a giudicare se la fede di chi le compie sia pia o empia. Prendendo in esame le profezie Spinoza riscontra che l’autorità dei profeti «ha peso solo in ciò che riguarda la vita e la vera virtù, mentre per il resto le loro opinioni ci toccano poco». Quanto alle leggi rivelate a Mosè Spinoza dichiara che non furono altro che iura singularis hebraeorum imperii: gli ebrei medesimi non erano tenuti ad osservarle se non finché durasse il loro regno. Discutendo il valore religioso dei Vangeli Spinoza afferma che essi non contengono una rivelazione nuova sul piano della conoscenza; la mente, per sé, per la sua natura implicante necessariamente l’idea di Dio, non ha alcun bisogno della rivelazione. I 1 É. GILSON and T. LANGAN, Modern Philosophy: Descartes to Kant, Random House, New York, 1964, p. 142.