89 Capitolo quinto Pratiche «meticce»: narrare il colonialismo italiano a «più mani» 1 Simone Brioni Lo storico Tekeste Negash ha di recente sottolineato l’im- portanza di un confronto tra diverse prospettive per supe- rare la visione unilaterale ed eurocentrica sul colonialismo che ancor oggi è dominante in Europa. 2 In particolare, egli ha identifcato nella pratica collaborativa uno strumento di dialogo interculturale per contrastare il racconto egemonico della storia coloniale. L’obiettivo di questo saggio è analizzare tre opere che hanno sperimentato la scrittura collettiva per parlare del colonialismo italiano: Timira. Romanzo meticcio (2012) di Antar Mohamed e Wu Ming 2, 3 e i documenta- ri Aulò. Roma postcoloniale (2012) 4 e La quarta via. Mogadi- scio, Pavia (2012), 5 che ho scritto rispettivamente con Ribka 1 Questa pubblicazione è stata resa possibile grazie al supporto ricevuto dall’Institute of Advanced Study dell’Università di Warwick. Sono grato ad Antar Mohamed e Wu Ming 2 per la disponibilità manifestata al con- fronto e al dialogo durante la stesura di questo articolo. 2 Tekeste Negash, Italian Research on Africa: A Bridge for Intercultural Dia- logue or an Instrument of Neocolonialism?, Lezione magistrale, Conferen- za di Studi Africani, Università di Pavia, Facoltà di Scienze Politiche, 20 Settembre 2012. 3 Antar Mohamed, Wu Ming 2, Timira. Romanzo meticcio, Einaudi, To- rino, 2012. 4 Simone Brioni, Graziano Chiscuzzu e Ermanno Guida, Aulò. Roma post- coloniale, Kimeraflm, 2012. Dove non indicato altrimenti, con Aulò mi riferisco a questo documentario e non al testo di Ribka Sibhatu a cui è ispi- rato: Ribka Sibhatu, Aulò. Canto-poesia dell’Eritrea, Sinnos, Roma, 1993. 5 Simone Brioni, Graziano Chiscuzzu e Ermanno Guida, La quarta via. Mogadiscio, Italia, Kimeraflm, 2012.