439 Riv. Geogr. Ital. 124 (2016), pp. 439-446 ARTURO DI BELLA RIPENSARE IL DIRITTO ALLA CITTA’ NELL’ERA DELL’URBANIZZAZIONE PLANETARIA 1. INTRODUZIONE. – L’insieme dei contributi presentati nella sessione “praticare, osservare e rappresentare il territorio” offre uno spaccato della complessità che caratterizza il tema dei diritti applicati allo spazio, in particolare a quello urbano, o per dirla con Lefebvre, alle società urbane. Dalle marginalità del quartiere Sant’Elia di Cagliari ai processi di trasformazio- ne della governance urbana delle città africane, dal conflitto emerso attorno al lago naturale nell’area ex SNIA Viscosa a Roma alla ridefinizione dello spazio sociale del lavoro, fino alla riappropriazione creativa dello spazio urbano attraverso nuove cultu- re sportive, come quelle del parkour e dello skateboard, e artistiche, come nel caso del Movimento per l’Emancipazione della Poesia di Firenze, tutte le relazioni presentate hanno, più o meno esplicitamente, rievocato il concetto lefebvriano di diritto alla città. Il problema è che il “diritto alla città” dopo aver viaggiato tra accademia, atti- visti, organismi internazionali, istituzioni nazionali e élite locali, è stato progres- sivamente spogliato dai caratteri radicali che il suo originario ideatore gli aveva attribuito, fino al punto che sembra essere diventato una sorta di contenitore privo di significato. Come ha rilevato Harvey, “la formula diritto alla città è un significante vuoto. E dipende interamente da chi lo riempie di significato” (Harvey, 2013, p. 16). E se tutti hanno il diritto di chiedere un diritto alla città, dagli investitori immobiliari ai migranti senza documenti (ibidem), non può certo sorprendere che oggi più che mai tale concetto appare un campo di tensione e di contesa, un “vortice con- cettuale” (Kuymulu, 2013), attraversato da correnti di significati contraddittorie e declinabile in direzioni politiche antagonistiche tra loro. Mentre il processo di urbanizzazione, così come intuito dallo stesso Lefebvre, diventa planetario e abbraccia il post-urbano, rafforzando l’idea che la città rappre- senta un oggetto analitico e un concetto teorico appartenente al passato, la recente ondata di mobilitazioni anti-sistema, in Nord America, nell’Europa del Sud e nel Nord Africa, ha chiamato direttamente in causa il rinnovato ruolo delle città per i movimenti sociali. Ma di quale città si tratta? Qual è la relazione tra movimenti sociali e città nell’attuale contesto della urbanizzazione planetaria? In che modo gli spazi urbani favoriscono la nascita, la proliferazione e il radicamento di forme di contestazione delle relazioni egemoniche del potere? Il concetto di diritto alla città è ancora in grado di esprimere queste relazioni?