Le dichiarazioni sulla morte dell’autore e le rifessioni sulla funzione-autore cui abbiamo assistito a partire dagli anni Sessanta del XX secolo hanno innescato un fecondo fermento sul piano teorico e operato un profondo rinnovamento nei presupposti della pratica interpretativa: 1 la revisione e problematizzazione degli intricati rapporti fra l’autore, il testo e il lettore ha comportato in primo luogo la messa al centro del discorso critico del testo e del lettore a svantaggio di una visione flogenetica, che condannava il testo ad un rapporto di apparte- nenza o proprietà con il proprio produttore («punto di arrivo dell’ideologia 1 I riferimenti sono a R. Barthes, La mort de l’auteur (1968) in Id., Le bruissement de la langue, Paris, Seuil, 1984, trad. it. La morte dell’autore, in Il brusio della lingua. Saggi Critici, trad. it. di B. Bellotto, vol. IV, Torino, Einaudi, 1988, pp. 51-56; M. Foucault, Qu’est-ce qu’un auteur (1969) in Id., Dits et écrits, Paris, Gallimard, 1994, trad. it. Che cos’è un auto- re?, in Scritti letterari, cura e trad. it. di C. Milanese, Milano, Feltrinelli, 1984, pp. 1-21. Per un precoce intervento critico sull’argomento si veda C. Segre, Fra strutturalismo e semio- logia, in Id., I segni e la critica, Torino, Einaudi, 1969, pp. 61-92. Per il dibattito successivo cfr. S. Burke, Te Death and Return of the Author: Criticism and Subjectivity in Barthes, Foucault and Derrida, Edinburgh, Edinburgh University Press, 1992; sull’evoluzione del pensiero di Barthes a proposito della morte dell’autore, A. Mirabile, Roland Barthes tra “morte dell’autore” e biografa, in «Intersezioni», 25 (2), 2005, pp. 117-131. LUCIA BERTOLINI Università eCampus - Novedrate Autore, autore implicito e autotraduzione