THE ORDINES OF VAT. LAT. 7701 AND THE
LITURGICAL CULTURE OF CAROLINGIAN CHIETI
by Arthur Westwell
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The study of medieval liturgy is well served by a fuller appreciation of the unique richness of
individual manuscripts. One example, Vat. Lat. 7701, is a key piece of evidence for uncovering
the reception of the Carolingian project to ‘correct’ liturgy in Chieti, Abruzzo. This manuscript is
a ‘pontifical’, created for the personal use of a ninth-century bishop of Chieti. Within this book,
he described and prescribed his own liturgical duties, those which made up his office as the
Carolingians understood it. The peculiarities of the manuscript and some of its unique features
are best understood by reference to this imperative. Alongside other products of the Carolingian
scriptorium at Chieti, the manuscript reveals that even bishops at the southernmost tip of the
Carolingian Empire saw themselves as fully engaged in an Empire-wide programme to amend
liturgical practice, which did not aim for uniformity but led to significant creativity. This
programme was associated with imperial authority, but led by bishops themselves. Local liturgical
variation is undeniable in our manuscript, but the sharing of texts and communication with sees
all across the Empire are equally visible components.
Lo studio della liturgia medievale può trarre vantaggio da un più pieno apprezzamento della
ricchezza, unica nel suo genere, di manoscritti personali. Un esempio in tal senso è il Vat. Lat.
7701, una fonte chiave per gettare luce sulla ricezione a Chieti (Abruzzo) del progetto
carolingio di riforma della liturgia. Il manoscritto è un ‘pontificale’, creato per uso personale di
un vescovo di Chieti nel IX sec. All’interno di questo libro, egli descrive e stabilisce i suoi
doveri liturgici, quelli che erano competenza della sua carica secondo quanto inteso dai
Carolingi. Le peculiarità del manoscritto e alcune delle sue caratteristiche — uniche nel loro
genere — si possono capire bene facendo riferimento a questa esigenza. Insieme ad altri
prodotti dello scriptorium carolingio di Chieti, il manoscritto rivela come persino i vescovi nelle
parti più meridionali dell’impero carolingio percepissero il loro pieno coinvolgimento in un
programma di modifica globale della pratica liturgica, che non mirava all’uniformità ma che
portava a una significativa creatività. Questo programma era associato con l’autorità imperiale,
ma condotto dai vescovi stessi. La variazione liturgica locale è innegabile nel nostro
manoscritto, ma la condivisione di testi e la comunicazione con le vedute di tutto l’impero sono
componenti ugualmente visibili.
INTRODUCTION
Biblioteca Apostolica Vaticana Lat. 7701, in common with most early medieval
liturgical manuscripts, has received the cursory interest of specialists but little
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I must acknowledge the patience and diligence of those who reviewed earlier versions of this
article, who gave incisive and helpful criticism.
Papers of the British School at Rome 86 (2018), pp. 127–52 © British School at Rome
doi:10.1017/S0068246218000028