Corpo e linguaggio, 2/2010 74 Pudibondi e spudorati Riflessioni semiotiche sul linguaggio del corpo (s)vestito. doi: 10.4396/20100405 link: http://dx.medra.org/10.4396/20100405 Massimo Leone Università di Torino massimo.leone@unito.it 1. Mappa concettuale. In questo scritto propongo innanzitutto una breve rassegna sui primi sviluppi degli studi sul corpo (s)vestito inteso come linguaggio, quindi mi soffermo sul modo in cui tale prospettiva può essere utilizzata per riformulare alcune teorie classiche sull’(in)visibilità del corpo, e in seguito caratterizzo il meccanismo semiotico fondamentale del linguaggio del corpo (s)vestito come proiezione di un sistema semi- simbolico di valenze astratte, riempito di opposizioni valoriali diverse a seconda dei periodi storici e dei contesti socio-culturali. Proseguo esplorando attraverso un apposito quadrato semiotico il sistema valoriale della pudicizia/spudoratezza, offrendo alcuni spunti sui processi di naturalizzazione che caratterizzano l’arbitrarietà del linguaggio del corpo (s)vestito, e concludendo sulle distorsioni che la globalizzazione produce nella percezione e nell’attribuzione di senso al vestito dell’Altro. 2. Il vestire come linguaggio. Alla fine degli anni Settanta, soprattutto grazie all’opera di Claude Lévi-Strauss e Margaret Mead, l’epistemologia e la metodologia della linguistica strutturale, poi della semiologia, entrano a far parte del bagaglio di strumenti concettuali e analitici dell’antropologia culturale. In particolare, è proprio attraverso una sensibilità semiologica che l’antropologia degli anni Settanta affronta il problema del significato