629 PRINCIPI DI DATABASE MANAGEMENT IN ARCHEOLOGIA: L’ESPERIENZA SENESE di VITTORIO FRONZA INTRODUZIONE Da qualche anno si nota la sporadica presenza di contri- buti riferibili al settore dell’informatica applicata anche al di fuori delle sedi specialistiche nelle quali è solitamente rele- gata. Nonostante ciò, manca una chiara presa di coscienza da parte della comunità archeologica circa il ruolo chiave svol- to da questi strumenti. Le nostre pubblicazioni contengono normalmente riferimenti (più o meno dettagliati) alle meto- dologie usate per l’indagine e la documentazione; fra questi dovrebbe essere sempre compresa una descrizione delle even- tuali applicazioni di tecnologia digitale. In altre parole, l’informatica applicata è ormai matura per diventare patrimonio metodologico comune in ambito ar- cheologico, e meriterebbe quindi uno spazio più appropriato nei contributi relativi a progetti che ad essa fanno ricorso. Affinché ciò avvenga è indispensabile che l’archeologo pre- valga sull’informatico (si tratta di uno dei principi sui quali si è fondata la scuola senese di informatica applicata all’ar- cheologia; a questo proposito FRONZA, NARDINI, VALENTI 2002 c.s. e bibliografia ivi citata). Una simile affermazione può essere intesa in due diversi modi, entrambi riferibili alla no- stra esperienza. In primo luogo, crediamo che l’archeologo debba essere coinvolto direttamente nella gestione dell’inte- ro processo di trattamento digitale del dato, attraverso le fasi di acquisizione, analisi e divulgazione. Il secondo significato va ricercato nell’approccio alla ricerca: vi è il rischio concre- to di essere assorbiti da una scienza, quella informatica, con problematiche e metodologie proprie; esiste già, di fatto, una figura di ricercatore in ambito archeologico che privilegia approcci e metodi prettamente informatici, matematici, stati- stici. L’archeologo, invece, mette in primo piano le sue parti- colari problematiche storiche, le sue metodologie e le rispo- ste che vuole ottenere da un insieme di dati: l’ottimizzazione delle risorse informatiche cede il passo a soluzioni che aderi- scono più strettamente alle indagini in corso. Dobbiamo quindi avere un approccio pragmatico nei confronti della tecnolo- gia: si tratta di trovare una via archeologica all’informatica, piuttosto che una via informatica all’archeologia. Affrontare qualsiasi argomento di informatica applicata comporta rischi direttamente legati all’alfabetizzazione del- l’archeologo che scrive, al suo approccio nei confronti delle tecnologie digitali, al tipo di applicazione descritta. Spesso si assiste all’esposizione di concetti ovvi e banali, o di sterili elenchi delle caratteristiche proprie di una specifica applica- zione o categoria di software; in altri casi, ancora peggiori, può accadere di imbattersi in inutili compendi di tecnologie digitali, che non di rado sconfinano in eccessivi tecnicismi. Ancora, è altrettanto diffuso l’uso errato o improprio di ter- mini e concetti propriamente informatici da parte di archeo- logi che si improvvisano esperti del settore. In ogni caso, non pensiamo che la redazione di trattati di informatica rientri fra i compiti di un archeologo o fra gli argomenti da trattare in una pubblicazione specialistica (sa- rebbe come scrivere trattati di zoologia ogni volta che si nomina una specie in un articolo sui reperti faunistici). No- zioni informatiche di base dovrebbero far parte del nostro bagaglio, oppure essere acquisite quando se ne ha la neces- sità. Nonostante ciò, la trattazione di aspetti tecnici di base può rivelarsi pertinente purché direttamente legata alla pra- tica della ricerca archeologica. Un ragionamento diverso vale, invece, per l’illustrazio- ne dei modelli del dato: in questo caso si tratta di argomenta- zioni essenzialmente archeologiche; riprendendo le conside- razioni che aprono questo paragrafo, sarebbe auspicabile che le pubblicazioni prevedessero descrizioni dettagliate dell’ar- chitettura secondo la quale il dato è stato organizzato. Questo contributo intende chiarire gli aspetti da tenere in considerazione nell’applicazione delle tecniche di data- base management all’archeologia; deriva direttamente dal- l’esperienza maturata presso il LIAAM (Laboratorio di In- formatica Applicata all’Archeologia Medievale – Univer- sità degli studi di Siena) da oltre un decennio. Si tenterà di delineare alcuni principi che dovrebbero essere alla base della riflessione sull’avvio di un progetto di archiviazione. Alcuni, di carattere generale e quindi potenzialmente rife- ribili a tutte le implementazioni informatiche in archeolo- gia, sono già stati affrontati in altre pubblicazioni del LIAAM (si vedano soprattutto FRANCOVICH, VALENTI 2000; VALENTI 2000). Altre considerazioni sono più specifiche e riguardano le tecniche di database management e le loro implicazioni nello sviluppo di DBMS in ambito archeolo- gico. Lo scopo, in definitiva, è quello di tracciare alcuni lineamenti metodologici, eterogenei e trasversali, utili per l’archeologo che si appresta alla gestione in digitale del proprio dato alfanumerico. GLI INDIRIZZI DI FONDO Il chiarimento degli indirizzi di fondo assunti nell’ela- borazione di una soluzione informatica sono elemento in- dispensabile per una comprensione adeguata del lavoro svol- to; di seguito riportiamo, fra i principi generali riferibili al- l’approccio della scuola senese, quelli più direttamente le- gati al database management. Gli obiettivi del database management in archeologia Occorre innanzitutto chiarire quali sono gli obiettivi (e, al contempo, i vantaggi) del database management in ar- cheologia. Si possono richiamare almeno due validi motivi per l’utilizzo massiccio di basi di dati digitali: – Facilità nella gestione. I vantaggi gestionali immediati introdotti dall’uso di database automatizzati risultano piut- tosto ovvi; in questo senso l’efficacia cresce esponenzial- mente con l’aumento quantitativo delle informazioni. Oggi è possibile gestire agevolmente e in tempo reale insiemi di dati di ragguardevole dimensione. Le funzionalità maggior- mente coinvolte nella facilità di gestione riguardano l’ag- giornamento, la consultazione e l’analisi del dato. Un buon database in ambito archeologico dovrebbe permettere al- l’utente elaborazioni complesse, non limitate alla semplice interrogazione: occorre implementare funzioni che permet- tano di semplificare alcuni passaggi tradizionalmente con- siderati dispendiosi in termini di tempo e energie. – Interscambio del dato. Anche se di intuizione meno im- mediata rispetto al precedente, la possibilità di interscam- bio del dato è da considerarsi uno dei vantaggi primari de- rivati dall’uso dei database in archeologia. A nostro avviso, questa seconda caratteristica è forse anche più importante della prima in quanto offre potenzialità maggiori sul terre- no della costruzione di modelli storici. Alcune tecniche di database management consentono infatti di uniformare il dato, creando i presupposti per una reale condivisione delle informazioni e quindi del sapere. La necessità di un’architettura del dato aperta L’esigenza di avere il massimo numero di informazioni possibile in linea, per una consultazione e analisi che ten- gano conto di tutti i dati prodotti dalla ricerca, può essere considerato uno dei requisiti dell’informatica applicata al- l’archeologia; in sostanza si tratta di pensare una soluzione onnicomprensiva nella quale potersi muovere liberamente