1 [Versione originale, priva di revisioni, dell’articolo pubblicato in versione definitiva per Italian Studies il 15 maggio 204: https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/00751634.2024.2340922] Una dissociazione atmosferica: Amelia Rosselli nell’era nucleare Andrea Sartori Nankai University In questo saggio svolgo delle riflessioni utili a inquadrare l’opera trilingue e transnazionale della poetessa ebrea Amelia Rosselli (Parigi, 1930 – Roma, 1996) 1 in quel filone della letteratura italiana che Maria Anna Mariani ha inscritto nell’atmosfera, nel clima culturale e nella ‘geografia’ delle questioni etico-politiche caratterizzanti l’era nucleare. 2 Il saggio si sofferma soprattutto su alcuni aspetti strutturali, stilistici e biografici della prima raccolta di poesie Variazioni belliche (1964) e della successiva prosa intitolata Storia di una malattia (pubblicata in Nuovi Argomenti nel 1977), a lungo ritenuta poco più della prova lampante dello stato di sofferenza mentale in cui versava la sua autrice. Innanzitutto, che cosa s’intende per letteratura italiana dell’era nucleare? Inoltre: quali sono le coordinate, concettuali e di poetica, di questa letteratura, entro le quali collocare la scrittura di Rosselli? 1. Poetiche dello spettatore In Italian Literature in the Nuclear Age: A Poetics of the Bystander (2022), Mariani si sofferma su una selezione di scritti in prosa di Alberto Moravia, Italo Calvino, Elsa Morante, Leonardo Sciascia e sul documentario sperimentale La rabbia (1963) di Pier Paolo Pasolini. Ognuno di questi autori, secondo Mariani, ha trattato in maniera specifica la «zona grigia di responsabilità» che l’Italia ha iniziato ad abitare dagli anni della Guerra Fredda. 3 Mariani elabora il concetto di «zona grigia di responsabilità» a partire da un’intervista rilasciata da Primo Levi poco prima di morire. 4 In quell’intervista, Levi parlava della fondamentale ambiguità dell’Italia rispetto alla questione nucleare. Ufficialmente pacifista, sintetizza Mariani, l’Italia non era (e non è) una superpotenza, ma ospitava (e ospita) sul proprio territorio un arsenale nucleare, collocandosi così sulla «scena nucleare globale» con altri «spettatori complici», i quali mescolavano (mescolano) diversi gradi di «collusione e marginalità» – ecco la «zona grigia di responsabilità» – rispetto alla questione della bomba atomica. 5 Che l’Italia abiti ancor oggi una tale zona ambigua, è un fatto che ha anche una motivazione storica. «Gli italiani», scrive Mariani, «sono stati tra i principali artefici della bomba atomica, anche se l’Italia, come Paese, non lo è stata: nel campus dell’università di Chicago [Enrico] Fermi ottenne la prima reazione nucleare auto-alimentata [2 dicembre 1942]» 6 . Per l’autrice di Italian Literature in the Nuclear Age gli italiani hanno pertanto bisogno d’una «poetica dello spettatore» (a poetics of the bystander) per destreggiarsi nella zona grigia della loro ‘frequentazione’ del nucleare, una zona nella quale sono incerti i confini tra collusione militare con le superpotenze e marginalità politica sulla scena internazionale. 1 La nonna paterna, Amelia Pincherle Moravia (1870-1954), era originaria di Venezia, scrittrice per il teatro ed ebrea (oltre che antifascista), il che rendeva perseguitata anche l’omonima nipote, secondo quanto stabilito dalle leggi razziste promulgate dal regime mussoliniano nel 1938. 2 MARIA ANNA MARIANI, Italian Literature in the Nuclear Age. A Poetics of the Bystander, Oxford, Oxford University Press, 2022. 3 Ivi, pp. 1-15. 4 PRIMO LEVI, «Il sinistro potere della scienza», in Conversazioni e interviste, a cura di M. Belpoliti, Torino, Einaudi, 2018, pp. 663–664; traduzione inglese «The Sinister Power of Science», in The Voice of Memory: Interviews 1961-1987, a cura di M. Belpoliti e R. Gordon, Cambridge, Polity, 2001, pp. 70-72. 5 MARIANI, Italian Literature in the Nuclear Age, p. 5. 6 Ibidem.