146 andrea bocchi ma significativamente Hocsem lo dipinge in modo diverso: «in quell’anno [1339], circa a marzo, un tal armigero, di nome Jacob van Artevelde, eletto reggente del popolo di Fiandra (nominatus praefectus a populo Flandriae), mise in fuga il conte signore di Fiandra e a lui si presta obbedienza» (Chronique, pp. 285-286); più sotto la cronaca nomina ancora Jacopus de Artenvelt ductor popularium (p. 288); e riguardo all’anno 1345, si ricorda che Iacobus de Artenvelt Tyrannus Flandriae, de quo su- pra, extitit interfectus (p. 337). Tiranno o demagogo? Mi sembra che l’uso incostante delle due forme riguardo ad Artevelde mostri bene che cosa significa l’osservazione sopra accennata (o meglio la sua implicazione negativa), che cioè la Politica aristotelica abbia fornito alla cultura politica tardomedievale un vocabolario e un (discusso) schema interpretativo, ma non uno strumento utile ad rinnovare radicalmente la prassi del confronto politico 14 : e che dunque il nome del demagogo im- plichi, in quest’ambito, più una negativa valutazione morale che una riconoscibile prassi di governo o di confronto politico. A partire da quello stesso testo aristotelico, qualche decennio più tardi e in un quadro politico del tutto diverso (ma non lon- tano dalle Fiandre) un versatile studioso di teoria politica pro- porrà una concezione originale del demagogo come elemento attivo e pericoloso dello scontro politico, riuscendo anche a far rappresentare i suoi stratagemmi in una eloquente miniatura. 2. Parigi 1357: il demagogo principe (e un traditore) Negli anni in cui Bartolo da Sassoferrato lavorava ai suoi lu- cidi trattatelli sulle fazioni italiane, il regno di Francia attraver- sava i momenti più difficili della guerra dei Cent’Anni: ai tempi dell’espansione militare, politica e culturale condotta da Luigi IX il Santo era subentrata una grave crisi dinastica perché i tre figli e successori di Filippo il Bello, cioè Luigi X, Filippo V e Car- profiteor, primusque pro republ[ica] offero»); in quel passo, tuttavia, il grecismo non appare affatto. 14 Si è parlato al riguardo di «snervatezza pratica» della dottrina aristotelica dello stato, o più propriamente di parti di essa: vedi al riguardo i rinvii di Lidia Lanza, Guerra e pace in Aristotele, in Pace e guerra nel basso medioevo, pp. 53-78, in particolare p. 65. demagogo.indd 146 14-01-2011 16:08:15