laMODernitàdellaSCUOLA, I, 2024/1 116 NUNZIO BELLASSAI (SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA) LA TRANSIZIONE COME UNA METAMORFOSI OVIDIANA: DOLORE MINIMO DI GIOVANNA CRISTINA VIVINETTO 1. INTRODUZIONE Dolore minimo, l’opera d’esordio di Giovanna Cristina Vivinetto 1 , costituisce il racconto della transizione di genere della poetessa, iniziato all’età di dician- nove anni. La raccolta, divisa in tre sezioni, è organizzata come un romanzo di formazione 2 in versi al termine del quale la protagonista giunge all’accetta- zione di sé stessa e all’armonia con il proprio corpo e con gli altri. La progres- sione cronologica degli eventi narrati, che parte dall’infanzia e giunge fino ai ventidue anni, e i dettagli sull’età di Vivinetto 3 rinforzano l’impressione di un’impostazione diaristica, in cui l’io poetico si rivolge costantemente alla parte femminile di sé, chiamandola «madre». La prima parte della raccolta, Cespugli d’infanzia, rappresenta le diffi- coltà di vivere in un corpo percepito come estraneo, che soffoca la protagoni- sta in una condizione repressiva. La seconda sezione, La traccia del passaggio, è quella centrale della transizione in cui non solo il corpo muta, liberandosi 1 La raccolta è stata insignita del Premio Viareggio Opera Prima per la poesia nel 2019. Giovanna Cristina Vivinetto (Siracusa, 1994) ha poi pubblicato nel 2020 la raccolta Dove non siamo stati (Rizzoli). 2 Infatti, l’intera raccolta può essere letta come una metafora del rito dell’iniziazione di uscita dalla liminalità adolescenziale, di cui Van Gennep distingue tre fasi: sepa- razione, transito e reintegrazione. Cfr. A. VAN GENNEP, I riti di passaggio (1909), trad. it. di M. L. REMOTTI, Torino, Bollati Boringhieri, 2012. Giovanna si allontana dalla fa- miglia e dal proprio paese d’origine (separazione), affronta la transizione di genere (transito) ed è reintegrata socialmente con l’accettazione del suo corpo e la scoperta dell’amore (reintegrazione). 3 «Sarà che certe cose a quindici anni / non si possono ancora capire» (G.C. VIVINETTO, Dolore minimo, prefazione di D. MARAINI, nota di A. FO, Milano, Interlinea, 2018); «Ai miei otto / anni sussurravi “figlia mia”» (Ivi, p. 22); «Solo ora comprendo, / a venti- due anni e un nuovo nome» (Ivi, p. 31).