L'IDOMENEO
Idomeneo (2019), n. 27, 167-188
ISSN 2038-0313
DOI 10.1285/i20380313v27p167
http://siba-ese.unisalento.it, © 2019 Università del Salento
*Università di Bari, emilio.filieri@uniba..it
«Il cielo a bocca aperta…».
Valli fra Erminio G. Caputo e Rocco Scotellaro
Emilio Filieri*
Abstract. Donato Valli’s significant critical stances about E. G. Caputo and R.
Scotellaro highlight the thickness of his interpretation and the crucial reading skills in the
perspicuous contextualization of two poets: they are observed also from a civil and social
point of view. The whirlwind ascesis of Caputo poetry indicates the sense of the high lyric
research, with clotted verses and with the desire of revelation; so his poetry recalls St
Augustine and Dámaso Alonso. The density and the trouble of verses are waves
breaking against the shattered sounds, between syllables and hemistichs; then Caputo finds
or finds out an epiphany and a solution of song, to meet with himself and with God. Valli
identifies also the cogent reasons of history and ideology about Scotellaro, which are won
by charme of memory and words. In front of the Enlightenment of Reason, heart
investigatons emerge to balance the rawness of the facts with the echo of the village myths
and of the Lares, the protectors of the house. The earth appears so dense in the past to
envelop the same present with the past. In the anguish of his “distraction”, Scotellaro
appears as a «dying lover», about to «reveal a distant love to the last moments». Poetry
proclaims the impossibility of death, but it accepts the presence of the past, exactly when
the reason requires her to die and to win memories. So the distraction at the crossroads
becomes an impossible choice, between the literary poetic voice and the painful conscience
in the universal curse, for a great poetry born from humility.
Riassunto. Le significative posizioni critiche di Donato Valli sui poeti Erminio Giulio
Caputo e Rocco Scotellaro evidenziano lo spessore interpretativo e la decisiva capacità di
lettura del critico letterario nella perspicua contestualizzazione dei due poeti, sia sul versante
storico-letterario, sia sul piano più ampiamente civile e sociale. Nella vorticosa ascesi della
parola caputiana Valli individua il senso di una poesia alta e raggrumata, bramosa di una
rivelazione, memore di Agostino e Dámaso Alonso. La densità e il travaglio di versi si
infrangono, in collisione di sillabe e di emistichi, come voce da frantumi, prima di trovare o
scoprire, come in un’apparizione, la soluzione del canto, per ricongiungersi infine in una
imprevedibile riappacificazione, con sé e con Dio. Su Scotellaro Valli individua le cogenti
ragioni della storia e dell’ideologia, vinte dal fascino della memoria e della parola. Dinanzi
ai richiami dei Lumi della ragione, le inchieste del cuore emergono a bilanciare la crudezza
dei fatti con l’eco dei miti paesani e larici: la terra appare così densa di passato da avvolgere
in esso lo stesso presente. Nell’angoscia della sua continua ‘distrazione’, Scotellaro appare
nella condizione di un «innamorato moribondo», in procinto di «svelare un lontano amore
agli ultimi istanti». La poesia proclama l’impossibilità della morte e accetta la presenza del
passato proprio quando la ragione impone di morire e di vincere le memorie. Così la
“distrazione al bivio” si rende scelta impossibile, fra letteraria voce lirica e dolorosa
coscienza del mondo nell’universale maleficio, per una grande poesia nata dall’umiltà.
La tradizione antica dei cunti e delle filastrocche, tra facili rime e proverbi
cadenzati, tra ninne-nanne, canzoncine e giaculatorie deformate, appartiene - come
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