I movimenti verticali nell’area di Briatico: evidenze da indicatori archeologici marittimi nell’area del terremoto del 1905 Marco Anzidei 1 , Alessandra Esposito 1 , Fabrizio Antonioli 2 , Alessandra Benini 3 , Andrea Tertulliani 1 e Carlo Del Grande 4 1 Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Roma 2 ENEA, Special Project Global Change, S. Maria di Galeria, Roma, 3 Università della Tuscia, Dipartimento di Topografia Antica, Viterbo 4 Università di Bologna, Dipartimento di Scienze Ambientali, Ravenna 1. Introduzione Le variazioni del livello del mare lungo le coste italiane e più in generale del mare Mediterraneo, dipendono dalla somma di movimenti eustatici, glacio-idro-isostatici e tettonici. I primi sono dovuti all’alternanza di fasi climatiche fredde (glaciazioni) con fasi più calde (periodi interglaciali) che provocano rispettivamente l’accrescimento e la riduzione delle calotte polari con conseguenti variazioni del livello degli oceani. Si tratta quindi di fenomeni a scala globale. La componente glacio-idro-isostatica è quella attribuibile al fatto che nel corso delle glaciazioni l’aumento del carico dovuto all’accumulo di grandi spessori di ghiaccio fa “affondare” la crosta terrestre nel sottostante nel mantello; nei periodi interglaciali, la riduzione del carico fa sì che la crosta tenda a risalire, con un moto molto lento e prolungato a causa della viscosità del mantello: in questo caso il sollevamento interessa regioni anche molto ampie, ma non ha una dimensione globale. I movimenti tettonici sono quelli più direttamente connessi con l’evoluzione complessiva del pianeta e si differenziano dagli altri per il fatto che devono essere attribuite a fattori di origine interna, oltre che, eventualmente alla forza di gravità. La stessa definizione delle tre diverse componenti chiarisce quale importanza rivesta la valutazione del loro rispettivo contributo ai fini della comprensione delle fasi evolutive in atto e dei fenomeni che le accompagnano, tra i quali figura certamente la sismicità. La componente idro-glacio-isostatica che agisce lungo le coste italiane è stata recentemente predetta e confrontata con dati di osservazione diretta in siti non disturbati da processi tettonici significativi (Lambeck et al., 2004a e 2004b), sebbene questa agisca anche nelle zone in deformazione per cause legate ad attività vulcanica, come ad esempio alle isole Eolie (Tallarico et al., 2003) o ai Campi Flegrei (Dvorak e Mastrolorenzo, 1991; Morhange et al., 1999; 2006). Indagini multidisciplinari scientifico- umanistiche in siti archeologici costieri del Mediterraneo possono permettere la ricostruzione delle deformazioni verticali della crosta terrestre e delle oscillazioni eustatiche del livello del mare durante il tardo Olocene (ultimi 2000/3000 anni). É noto che gli antichi livelli del mare sono rappresentati su gran parte delle coste della Terra da elementi geomorfologici relativi alle sue fasi di stazionamento durante i periodi interglaciali (Pirazzoli, 1976). Le linee di costa pleistoceniche sono spesso dislocate a varie quote e in modo differenziale, fornendo quindi indicazioni sull’eustatismo e sulla attività tettonica (Flemming, 1969; Flemming e Webb, 1986). In Italia ciò è evidente lungo tutte le coste e in particolare in Calabria meridionale, zona tra le più sismiche del Mediterraneo. I primi tentativi di questi studi vennero proposti negli anni ’70 in aree archeologiche costiere (ville, 301