XXV World Congress of Philosophy Rome 1st-8th August 2024 Federico Monaro Universidad de Castilla – La Mancha Federico.Monaro@alu.uclm.es Number 90 PhD, Philosophy of Technology TEMPORALITÀ E TECNICA. HEIDEGGER MAESTRO DI ANDERS. L’obiettivo di questa ricerca è mostrare come vi sia una profonda influenza di Martin Heidegger all’interno del pensiero di Günther Anders. Nonostante il tentativo di Anders di allontanarsi dal filosofo di Meßkirch, si ritrova a ripensare l’esistenza umana all’interno della dimensione che gli è più propria, quella della temporalità. Per entrambi la svolta avviene con la tecnica moderna, con la produzione e l’ideazione dei prodotti ormai divenuti necessari nella società di consumo in cui viviamo. L’uomo sviluppa la propria esistenza in una dimensione temporale che lo pone in un continuo movimento, un porsi e un progettare che si dipana tra il passato, il presente e il futuro. L’autenticità della vita umana, per entrambi, si situa nell’orizzonte del movimento continuo. Per Heidegger l’uomo si esprime nell’assoluta possibilità, per Anders nella libertà di utilizzo della tecnica. I due approcci, seppur diversi, sono legati da una concettualità comune, che pone Anders in continuità con Heidegger. Keywords: Anders, Future, Heidegger, Technology, Time. Nel giugno 1979 Günther Anders firma la prefazione del secondo volume de L’uomo è antiquato dopo anni di silenzio. Per coloro i quali hanno letto le opere di Anders non sorprenderà la verve polemica con cui si esprime in queste prime pagine della sua opera. La meditazione del filosofo dura oltre 20 anni, lo chiama silenzio filosofico 1 , dovuto al pericolo che l’umanità ha di fronte, il naufragio nella disumanizzazione. Ecco che per Anders la filosofia diviene un lusso, delle scartoffie che disertano dalla prassi. 2 1 Anders, G. Die Antiquiertheit des Menschen 2. Über die Zerstörung des Lebens im Zeitalter der dritten industriellen Revolution, C. H. Beck München, 1980. [trad. it. L’uomo è antiquato. II. Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale, Bollati Boringhieri Torino, 2022, p. 5. 2 Ivi. “Cosa mi ha indotto a trascurare il mio tema fondamentale - la distruzione dell'umanità e il possibile autoannientamento fisico del genere umano -, a mettere da parte le mie innumerevoli scartoffie, anzi, a dimenticarne l’esistenza? Quali temi più piacevoli mi hanno indotto alla diserzione? […]io non ho mai rimosso questo tema fondamentale (nonostante che sovente mi sia stato difficile resistere alla tentazione di rimuoverlo), non ho mai dato la precedenza ad alcun altro tema, non ho mai disertato. Se qualcosa mi ha indotto al silenzio filosofico, è stata la convinzione e la sensazione che, di fronte al pericolo di un reale naufragio dell'umanità, non solo preoccuparsi della sua «mera disumanizzazione» era un lusso, ma che persino occuparsi esclusivamente del pericolo di una fine effettiva, se ciò si limitava a un lavoro filosofico-teoretico, restava cosa inutile. Io sentivo assai più ineludibile il partecipare […] alla battaglia combattuta da migliaia di persone contro una simile