130 Il sentimento del "noi" e le sue ombre: provocazioni e suggestioni per educare a un'identità inclusiva A "We-Oriented" Sentiment and its Shadows: Provocations and Suggestions to Train for an Inclusive Identity Daniele Bruzzone La formazione dell'identità riveste un'importanza strategi- ca nel progetto socio-politico di cittadinanza globale demo- cratica. Ma "identità", nel lessico corrente, è una delle paro- le più ambigue e strumentalizzate. Una nozione di identità personale e culturale statica, rigida, autoreferenziale ed esclusiva contraddice la natura dinamica, interazionale e inclusiva del processo di costruzione identitaria. Per preve- nire il dilagare di stereotipi inautentici e di pericolosi pre- giudizi, la pedagogia deve predisporre e valorizzare mate- riali ed esperienze attraverso cui sia possibile apprendere che che l'Altro è parte costitutiva dell'Io e che l'integrazione, prima di essere una strategia pedagogica o politica, rappre- senta la naturale vocazione di ogni cultura. The construction of personal identity is a strategic factor in order to actualize the socio-political project of a global democratic citizenship. Nevertheless, "identity", in common language, is an ambiguous word, often instru- mentalised for political or ideological purposes. A static, stiff, self-referential and exclusive idea of identity doesn't fit with the dinamic, interactive and inclusive process of construction of personal and cultural identity. In order to prevent the spread of dangerous stereotypes and preju- dices, education must provide materials and esperiences through which a new awareness can be achieved of the Other as a constituent part of the Self and integration as the natural vocation of every culture. Parole chiave: identità, cultura, formazione Keywords: Identity, Culture, Education Articolo ricevuto: 16 gennaio 2016 Versione finale: 23 febbraio 2016 è chiaro che l'Altro esiste fin dall'infanzia, prima che ci si dedichi alla contemplazione della propria forma riflessa. (J. Ortega y Gasset, L'uomo e la gente) Ricordo che quando A., la biondissima figlia di una cara amica, incominciò ad andare alla scuola dell'infanzia, ci stupimmo non poco del fatto che avesse in- staurato, quasi subito, un rapporto privilegiato con F., la bella bambina di colore di due giovani immigrati centrafricani. Ma la cosa più curiosa, in fin dei conti, non era tanto la palese diversità che distingueva le due bimbe, quanto piuttosto la loro relativa incapacità di darvi peso. Quando chiesi ad A. che cosa avesse di speciale la sua nuova amica, ci pensò un po' su - come fanno i bambini quando parlano con i grandi solo per dare importanza a ciò che già sanno e che non ha bisogno di grandi riflessioni - e poi rispose: "Lei ha i capelli ricci!". E nel candore di quella risposta ebbi la conferma di ciò che, altre volte, avevo sospettato: che i bambini, cioè, possono insegnarci a ritrovare quello sguardo trasparente sulle co- se che noi adulti, invece, spesso abbiamo incrostato per la sedimentazione del senso comune, del pregiudizio o, quanto meno, delle cose che diamo per sconta-