1 Archeologia dell’oppio in Daunia: fra ritrovamenti chimici e dati iconografici Maria Laura Leone 1 Traduzione libera dall’articolo originale: Daunian Opium and the Concepts Revealed by Images. EXPRESSION e-journal of Art, Archaeology and Conceptual Anthropology n. 42 December 2023: 29-39, ISSN 2499-1341 On line anche su https://independent.academia.edu/LeoneMariaLaura Sommario Il ritrovamento chimico di alcaloidi dell’oppio all’interno di vasi dauni (datati tra IX e III sec. a. C.) aggiunge nuovi elementi per focalizzare la presenza iconografica del Papaver somniferum su stele, vasi e monili. Seguendo un percorso grafico e concettuale, incentrato oltre che sul papavero anche su altri vettori simbolici quali: l’acqua, gli uccelli, il serpente, vengono analizzati reperti figurati, sia dauni che del Levante Mediterraneo, in una nuova visione d’insieme che analizza anche la presenza di una coppia sacra e di quattro stele dipinte su un raro vaso filtro. I Dauni e la loro insolita eredità Prima della romanizzazione nel nord della Puglia vissero i Dauni, 2 una popolazione italica caratterizzata da una spiccata originalità artistica e artigianale e dislocata in una ventina di abitati con relative necropoli (Fig. 1A). Di essi restano ricchi manufatti oggi conservati sia localmente che in diverse collezioni e musei del mondo. 3 Furono abili nel realizzare vasi dalle forme estrose e, soprattutto, una produzione scultorea singolare costituita da numerose statue-stele. 4 Oltre ciò, e benché diverse fonti li citino 5 , ci sfuggono molti aspetti ideologici, le loro divinità e la concettualità, fattori che possono essere insiti nelle immagini incise sulle statue stele, nelle figurine fittili e nella produzione vascolare. Infatti, non avendo usato la scrittura alfabetica si sono espressi in forma figurata e simbolica, impiegando una semantica pseudo ideogrammatica. 6 La Daunia si affacciava su un’enorme laguna costiera (Fig. 1B) dove sulle rive c’erano i due abitati di Cupola-Beccarini e Salapia vetus (l’antica), i due villaggi da cui le statue stele sono emerse in grande quantità: oltre duemila reperti. 7 Sono le stele più numerose e istoriate che si conoscano e risalgono a una fase antica della Daunia, quella più indigena, tra VIII-VII e primi decenni del VI secolo a.C.. Decaddero per cause ancora ignote nel primo venticinquennio del VI secolo, quando diverse stele cominciarono ad essere rotte e riutilizzate in costruzioni e sepolture come materiale murario. Sono scolpite nel calcare locale, decorate a incisione con raffinate geometrie e scene ricche di personaggi con il volto “a becco di uccello”. Grandi dominatori dei cieli di allora, gli uccelli furono per i Dauni gli animali più sacri e i più rappresentati su vasi e stele. Le stele, infatti, sembrano includere un culto degli uccelli, ma anche di una coppia sacra – la stessa che è dipinta su alcuni vasi e frammenti di stile misto 8 e del Papapver somniferum, la pianta che produce l’oppio. In 1 In alto: cameo ellenistico con Nyx (Notte) che distribuisce capsule di papavero da oppio (da Merlin, 1984: 212, fig. 70). 2 De Juliis 1977, 1988; Yntema 1985; Mazzei 2002, 2010, 2015. 3 Mazzei et Graepler 1996. 4 Ferri 1962/1969; Ferri, Nava 1974; Nava 1980, 1988. 5 Per una raccolta argomentata delle fonti che trattano dei loro miti e aspetti etnografici: Notarangelo 2008. 6 Un metodo narrativo-descrittivo proprio dei popoli preletterati: Anati 1993. 7 Oggi le stele si possono ammirare nei musei di Foggia e Manfredonia. Nava 1980, 1988. 8 Leone 1991, 1995, 1996. La definizione di stile misto è stata data De Juliis (2009) perché sono vasi che hanno sia figure che decori sub-geometrici.