1 Pubblicato in INCHIESTA n.139 a cura di Andreotti, Alberta; Barbieri Paolo pp. 24-33 Strategie di selezione per la mobilitazione di capitale sociale. Alberta Andreotti Obiettivo dell’articolo è indagare come e perché non si crea, ma più spesso si distrugge, il capitale sociale tra le persone che si trovano in condizione di bisogno economico. La letteratura sulla povertà, l’esclusione sociale ha prestato grande attenzione alla dimensione relazionale, sottolineando la funzione di protezione dei network, ma evidenziando anche la fragilità e la pochezza dei legami sociali. D’altro canto, la letteratura sul capitale sociale, si è sempre preoccupata di vedere come si crea capitale sociale, lasciando in ombra gli effetti negativi della mobilitazione del capitale sociale, e i meccanismi che contribuiscono a distruggerlo. Attraverso uno studio empirico, si cercherà di dar conto proprio di questi aspetti, indagando i meccanismi che portano alla distruzione, o alla non mobilitazione, del capitale sociale nelle persone in condizione di bisogno. The aim of this article is to investigate how and why social capital is more often evanescing than creating among people in condition of economic need. Literature on poverty and social exclusion has increasingly given attention to the relational dimension, underlying the supporting function of social networks, but also the fact that people in condition of need have few and fragile ties. On the other side, literature on social capital has always focussed its attention on the sources of social capital, leaving aside the negative effects of its mobilization, and the mechanisms, which contribute to demolish it. In this paper, I will try to take into account these aspects, investigating mechanisms that lead to the destruction of social capital or the non-creation of it through an empirical case-study. Negli ultimi anni la letteratura sulla povertà e l’esclusione sociale ha prestato grande attenzione alla dimensione relazionale, vale a dire all’inserimento dell’individuo in reti di relazioni 1 , sottolineando la loro funzione di protezione, ma anche la pochezza dei legami che le persone in condizione di bisogno economico hanno, e la fragilità di tali legami (Negri, Saraceno, 2000; Paugam, 1997; Castel, 1995; Micheli, 1998). Ha inoltre evidenziato che scivolare verso una condizione di povertà è fortemente connesso alla presenza o assenza di tali reti che possono essere di sostegno ma anche di costrizione (Wellman, 1990; Micheli, 1995). D’altro canto, la letteratura sul capitale sociale, anche nella prospettiva qui adottata, si è sempre preoccupata di vedere come si creano risorse sociali, 1 Il termine anglo-sassone network viene tradotto abitualmente con i due termini rete e reticolo. Come evidenzia Chiesi (2000), la differenza sta nel fatto che con il primo termine si intendono generalmente reti per pescare, a maglia regolare, trama costante, e un tessuto relativamente semplice, mentre con il secondo si intende un sistema ad architettura più complessa, più adatto a rappresentare le relazioni sociali in cui l’individuo è inserito. Il termine reticolo sarebbe dunque da preferirsi per rigore tecnico. Nell’articolo utilizzeremo entrambi pur avendo presente questa distinzione.