Le analisi effettuate di recente della composizione de- gli strati della calotta polare artica e dei sedimenti di bacini lacustri in Svezia, Svizzera e Spagna hanno rivelato che il grado della polluzione da piombo e da rame dell’atmosfera dell’emisfero settentrionale, in conseguenza delle operazioni di trasformazione del minerale estratto dalle miniere di ar- gento e di rame, in un certo periodo del mondo antico, e cioè i quattro secoli a cavallo degl’inizi dell’era cristiana, è stato tale da essere eguagliato solo in un’epoca successiva all’avvio della rivoluzione industriale. 1 Il dato in sé è assai significativo, giacché mostra non soltanto che l’attività eco- nomica nel Mediterraneo unificato da Roma deve essere stata assai intensa, ma più specificamente che assai elevato deve essere stato il grado di monetarizzazione dell’economia: la polluzione da piombo è, infatti, un indicatore dell’entità della produzione dell’argento, e dunque della moneta argen- tea, mentre la polluzione da rame indica che anche la pro- duzione di moneta enea deve avere avuto dimensioni assai ragguardevoli. In ultima analisi il dato suggerisce che gli scambi commerciali, «lubrificati», per dir così, da un’enorme quantità di moneta, integrata da strumenti creditizi peculiari e notevolmente sofisticati di cui siamo venuti a conoscenza da recenti e meno recenti scoperte epigrafiche e papiracee, devono essere stati assai vivaci. 2 Lo stesso quadro è peraltro quello che emerge dallo stu- dio dei relitti dei naufragi delle navi onerarie rinvenuti lungo le coste del Mediterraneo: il numero dei relitti risalenti a RIVISTA DI STORIA ECONOMICA, a. XXIII, n. 3, dicembre 2007 ELIO LO CASCIO Crescita e declino: l’economia romana in prospettiva storica* * Testo della prolusione al corso di Storia romana, tenuta nell’Università di Roma «La Sapienza», il 19 aprile del 2007, ora in stampa anche in «Scienze umanistiche».