Saretta Marotta La crescita controllata dell’ecumenismo cattolico sotto la Santa Sede di Pio XII: da Amsterdam 1948 all’istruzione Ecclesia catholica 1. Ginevra 1946: la ripresa del movimento ecumenico internazionale – 2. I preceden- ti – 3. In attesa dell’assemblea mondiale: il Sant’Uffizio valuta l’invio di osservatori cat- tolici – 4. La scelta degli osservatori e il si- luramento di (e da parte di) Congar – 5. Il Monitum “Cum compertum”: il concorso di colpa dell’ecumenismo cattolico tedesco – 6. L’istruzione “Ecclesia catholica”: una regia di nuovo tedesca – 7. Conclusioni. 1. Ginevra 1946: la ripresa del movimen- to ecumenico internazionale Dal 20 al 23 febbraio 1946 si riunì a Gi- nevra il comitato provvisorio del WCC, riprendendo così le fila, per la prima vol- ta dopo la lunga pausa della guerra, di quel processo che avrebbe dovuto por- tare alla costituzione ufficiale del nuovo organismo ecumenico internazionale. La Santa Sede non rimase indifferente a questo evento, innanzitutto per ragioni molto pratiche. Sia la stampa svizzera sia quella internazionale, infatti, avevano dato ampia risonanza a due messaggi che erano stati indirizzati ai membri del co- mitato provvisorio da parte di esponenti cattolici. Il primo, e più autorevole, pro- veniva dal nuovo vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo François Charrière, da poco succeduto al defunto Marius Besson, a cui tanto era stata a cuore la pacificazione religiosa su suolo svizzero 1 . Anche Charrière, che con la lettera ri- spondeva a una visita ricevuta in episco- pio da uno dei partecipanti all’incontro di Ginevra, lo svedese Yngve Brilioth, vescovo di Växjö, intendeva muoversi sullo stesso sentiero d’impegno tracciato dal predecessore, come comunicava ai dirigenti del costituendo WCC: Noi non vediamo ancora come questa unione potrà realizzarsi, dato che non pos- siamo eliminare le nostre differenze attra- verso un denominatore comune puramente superficiale che non sarebbe che un mero comune denominatore. Sarebbe un tradi- mento abbandonare anche uno iota delle verità che abbiamo ricevuto. Ma, d’altra