FILIPPO SANTONI DE SIO Causalità, colpa e responsabilità: l’eredità di Hart e Honoré 1. Causalità e spiegazione: dalla necessità «forte» alla necessità «debole» Nel 1959, Herbert Hart e Tony Honoré rilevavano la presenza di una grave lacuna nella filosofia del loro tempo. Scienziati e filosofi discutevano come sempre molto sulla natura della causalità e delle leggi nella natura, ma pochi fra loro si ponevano il problema di valutare l’esistenza di criteri per la formulazione di giudizi causali ragionevoli nella storia, nel diritto e nella vita quotidiana 1 . Le correnti filosofiche tradizionali non offrivano strumenti adeguati per la soluzione del problema, e a poco serviva rivolgersi ai metodi degli scienziati, perlopiù rivolti alla formulazioni di leggi generali per mezzo delle quali spiegare il maggior numero possibile di eventi particolari. Mancavano insomma – secondo Hart e Honoré – le risorse concettuali per risolvere i problemi posti dalle indagini causali più frequentemente intraprese al di fuori dei laboratori scientifici: come si fa a distinguere fra le cause vere e proprie e le condizioni o le circostanze di un particolare evento? Secondo quale criterio nel gran numero dei fatti precedenti un certo evento si escludono quelli «troppo vicini» e quelli «troppo lontani»? Perché, per esempio, non sono normalmente considerate “cause” della morte di un certo uomo né il fatto che le sue cellule sanguigne siano restate senza ossigeno né la vendita di un arma al padre dell’assassino, avvenuta quarant’anni prima dell’omicidio 2 ? L’assenza di una seria riflessione sui «giudizi causali singolari» conduceva sempre più spesso a gravi confusioni anche nelle dottrine giuridiche, dove a Versione provvisoria dell’omonimo articolo pubblicato su Rivista di Filosofia, 2/2008, pp. 263-289. 1 H.L.A. Hart – T. Honoré, Causation in the Law, Oxford, Oxford University Press, 2 ed., 1985, pp. 10- 13. 2 Ibid., p. 12