vol.8, 1/2007 Il distretto storico centrale 170 Bollettino del Dipartimento di Conservazione dei Beni Architettonici ed Ambientali La Zona Franca Urbana nel Centro Storico di Napoli: criticità e prospettive Alessio D’Auria Introduzione La legge Finanziaria 2007 1 prevede che nelle aree metropolitane meridionali a forte degrado socio-economico si possano concedere esenzioni fiscali e contributive per far nascere e consolidare piccole imprese e per realizzare interventi di recupero urbano: si tratta di Zone Franche Urbane (ZFU). Le ZFU rappresentano territori delimitati con particolari caratteristiche per i quali valgono regole differenziate e per un periodo limitato di tempo all’interno dei quali attuare politiche tributarie agevolative e di recupero urbano, tese allo sviluppo e alla ripresa socio-economica. In questa sede si intende indagare su due questioni fondamentali legate all’istituzione della ZFU all’interno del Centro Storico di Napoli: 1. l’effettiva necessità di tale istituzione nel Centro Storico o se piuttosto altre modalità di incentivi finanziari e non fiscali possano sortire risultati più efficaci per il recupero urbano, anche in riferimento ad una differente modulazione del Programma Sirena; 2. l’opportunità di istituire una ZFU nel Centro Storico e non privilegiare, piuttosto, aree, anche meno densamente popolate, dove poter realizzare lo sviluppo del settore logistico, che appare decisivo per far sì che il Sud diventi la piattaforma di scambio delle merci provenienti da Cina e India - specialmente in vista dell’avvio dell’area di libero mercato nel Mediterraneo a partire dal 2010- oltre ad essere un settore ad elevata innovazione tecnologica. Competitività e rigenerazione urbana: quali strumenti? Le città oggi competono fra loro per attirare investimenti, per essere scelte come sedi di istituzioni scientifiche, di ricerca, finanziarie, di enti sovra-nazionali, di eventi culturali. Questa competizione sempre di meno ha a che vedere con la tradizionale competizione politica, e sempre di più col modo di competere tipico delle imprese: non si basa sulla potenza ma sull’efficienza; la logica non è quella della sopraffazione, ma dello scambio; il fine non è imporre un primato, ma soddisfare le richieste del mercato. E quanto più le città saranno in grado di reinventare creativamente il proprio ruolo in termini di rapporto tra economia della natura ed economia dell’uomo, tanto più