907 Commenti ticamente definito, con maggioranze coerenti e sufficientemente ampie in entrambe le Camere non diminuisce le responsabilità della classe politica della XVIII legislatura, dei vertici delle Camere, e della Camera dei deputati in particolare. Giovanni Piccirilli è professore di Diritto costituzionale nell’Università di Roma «LU- ISS Guido Carli». La fine della XVIII legislatura: ennesimo scioglimento anticipato e ricorrenti criticità di Marco Ladu Al fine di ricostruire in poche battute la crisi del Governo Draghi e l’interruzione anticipata della legislatura (la decima su diciotto), coniugando l’attenzione per la prassi e l’applicazione delle regole proprie del modello costituzionale, è necessario tenere a mente il tema dei mutamenti taciti e delle rotture della Costituzione che connota quell’ineludibile dinamicità del sistema di governo parlamentare italiano (cfr. C. Mortati, Costituzione (voce), in Enciclopedia del diritto, XI, Giuffrè, 1962). La tesi che si intende qui offrire è quella d’intravedere nelle vicende connesse alla crisi dell’esecutivo Draghi non soltanto un elemento di ulteriore conferma della frammentarietà del quadro politico-istituzionale italiano e dell’instabilità legata alla difficoltà di costituire maggioranze durevoli in Parla- mento, ma anche un’occasione preziosa, per chi abbraccia il sostanzialismo, di verificare in che modo le figure del Capo dello Stato e del Presidente del Consiglio trovano rappre- sentazione negli attori politici e istituzionali che in un dato momento storico ricoprono suddetti incarichi, con tutte le conseguenze che derivano dalle modalità concrete di eser- cizio, o del mancato esercizio, delle loro attribuzioni. Occorre perciò volgere l’attenzione agli eventi rapidamente succedutisi tra il 14 e il 21 luglio scorso e che hanno condotto allo scioglimento anticipato delle Camere: una «so- luzione», nel senso etimologico del termine (dal latino solvere), adottata dal Presidente Mattarella, il quale ha dovuto constatare la crisi di quel Governo di unità nazionale da lui fortemente voluto. Il leader del M5S Giuseppe Conte è stato dai più individuato come il responsabile effettivo della crisi. In particolare, ai primi di luglio egli ha presentato le sue richieste programmatiche al Presidente Draghi, articolate in nove punti, preannunciando che in assenza di un riscontro positivo su tali questioni sarebbe venuto meno il sostegno del M5S al Governo. Con esse, Conte insisteva affinché l’esecutivo ponesse al centro della sua azione politica soprattutto i temi del c.d. superbonus, del termovalorizzatore di Roma e del reddito di cittadinanza. Ritenute inadeguate le iniziative di Palazzo Chigi, il M5S, il 14 luglio scorso, si è di fatto sfilato dalla maggioranza in occasione dell’approvazione del disegno di legge di conversione del d.l. 17 maggio 2022, n. 50 (c.d. Aiuti), votato in Senato e sul quale gravava la questione di fiducia. L’atto in parola (A.S. 2668) è stato ap- provato con 172 voti favorevoli, 39 contrari e con la non partecipazione al voto del M5S: ciò ha portato il Presidente del Consiglio a rassegnare le proprie dimissioni, prontamente ISSN: 0392-6664