Gabriele Iannàccaro (Milano – Bicocca) ◊ Vittorio Dell’Aquila(Vaasa/Vasa) «La lingua è l'italiano; il dialetto è il dialetto, perché ogni paese ha la sua usanza»: nomi delle lingue e situazioni sociolinguistiche. 0. È nota e non sarà mai sovrastimata l'importanza che lo studio dei nomi che si attribuiscono ad un codice linguistico riveste per la comprensione dei rapporti che legano il locutore alla propria varietà e dunque alla propria comunità. Il nome, evidentemente, non è mai a caso, e sarebbe interessante uno studio comparato degli iconimi 1 relativi alle varietà linguistiche - che vanno da denominazioni per lingue internazionali (sanscrito, per esempio, e non a caso perché il suo nome e il suo carattere cum-fectus, saṃskṛtas appunto, sono costituitivi di quella lingua), o per lingue nazionali, in cui spesso si traspone sulla lingua il nome della «nazione» che si pretende la parli (croato, macedone, ceco, lettone, e qui – al di là della classica discussione su theudiscus / deutsch che riprenderemo più sotto – sarebbe interessante vedere le metamorfosi da volgare a toscano a italiano, o considerare quella stessa lingua chiamata español nella Penisola Iberica e castellano in Sudamerica, e così via); senza dimenticare le analisi di tipo propriamente dialettologico o di linguistica percettiva che sul nome del dialetto si possono fare 2 . In queste brevi note vorremmo solo schizzare una proposta di quadro interpretativo per il trattamento in chiave latamente logonimica di dati raccolti sul campo e riferentisi all’esperienza metalinguistica del parlante, diretta o mediata (Vallini 2000). In particolare ci dovremo limitare in questa sede a poco più di una esposizione, un racconto per così dire, delle domande che si pongono al momento di intraprendere un tale tentativo, ad una breve presentazione dei tipi di inchiesta che sono stati condotti e a qualche brevissimo accenno di alcune tra le possibili linee interpretative. Sono sostanzialmente tre gli ambiti di ricerca che ci è parso possano essere affrontati in queste fasi preliminari dell’investigazione, quando non solo la metodologia e il tipo di interpretazione dei dati che può essere ricavato sono tutti da trovare, ma le direzioni stesse 1 Cfr. Alinei 1997. 2 La bibliografia sull'argomento è evidentemente molto vasta: pur lasciando da parte situazioni come quella del sanscrito (sul cui metalinguaggio vedi però Candotti 2006), idee interessanti sui nomi delle lingue a livello «nazionale» si possono trovare - non citando una quantità di altri studi interessanti - in Akin 2000, Hartley-Preston 1999, Rihtman-Auguštin 1998, Tabouret-Keller 1997. Dell'aspetto dialettologico, a parte Canobbio 1995, è la scuola francese che ha particolarmente riflettuto sull'argomento: ricordiamo per esempio gli atti di un convegno tenuto a Montpellier in cui molte furono le comunicazioni sui nomi delle varietà territoriali (Genouvrier 1991, Marconot 1991, Martin 1991); notevoli, in altra area romanza, Goebl 1979 e Gargallo Gil 2000.