RASSEGNA ITALIANA DI SOCIOLOGIA / a. XLIV, n. 4, ottobre-dicembre 2003 Eventi e strutture Il positivismo narrativo di Andrew Abbott e l’eredità della scuola di Chicago di MARCO SANTORO Ci sono autori che muovendosi in modo apparentemente disordinato e irregolare ai margini delle discipline riconosciute finiscono per costruire percorsi di ricerca non solo originali ed eclettici ma anche, alla fine, più sistematici e meno aleatorii di quelli dei loro colleghi più ortodossi. L’americano Andrew Abbott è tra questi. In quattro libri e una manciata di articoli (molti dei quali rifusi o raccolti nei primi), pubblicati in poco meno di un ventennio, egli ha offerto alla comunità sociologica internazionale una nuova teoria delle professioni, di tipo ecologico e storico (Abbott 1988a) 1 ; un’innovativa tecnica di analisi empirica di dati temporali, o meglio di sequenze, ricavata dall’applicazione ad oggetti sociali di metodi analitici sviluppati in biologia e nella computer science (cfr. in particolare Abbot e Forrest 1986; Abbott 1995; Abbott e Tasy 2000) 2 ; un’originale interpretazione della vita intellettuale e della sua dinamica (cfr. Abbott 2001a); e, last but not least, un’articolata e radicale critica epistemologica e metodo- …one can investigate social things only historically. In a deep sense, pure synchronic analysis is meanin- gless (Abbott 1999a, 223). Anche se non sempre ho saputo o voluto accoglierli, ringrazio per i loro commenti, suggerimenti, e naturalmente appunti critici ad una precedente versione del testo Mario Cardano, Maurizio Pisati e Roberta Sassatelli. Grazie soprattutto ad Andrew Abbott, per la disponibilità con cui ha soddisfatto le mie curiosità e la cortesia con cui mi ha fornito testi non ancora pubblicati. Si intende che io solo sono responsabile del contenuto dell’articolo. 1 Alla teoria delle «giurisdizioni professionali» di Abbott si è ispirata in buona parte la ricerca storico-sociale sulle professioni giuridiche italiane di chi scrive (cfr. Santoro 1996; 1998; Tousijn 2000). 2 L’autore ha sviluppato un programma per l’analisi delle sequenze, chiamato «Optimize», basato sull’algoritmo noto come optimal matching. Anche questo contributo di carattere più tecnico ha cominciato a far proseliti in Italia, peraltro in almeno apparente autonomia dal suo «naturale» retroterra epistemologico: cfr. in particolare Arosio (2002). Utili per collocare questo contributo squisitamente metodologico nella letteratura specia- listica contemporanea le aggiornate rassegne di Edling (2002) e Raftery (2001).