. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . ............................................................ ... .................................................................. . i KRONOS 12 Francesca Maresca ............................................................... , ..................... Pag. 37 1 . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . I1 ciclo tardogotico della cappella di San ~ ia~io a Piedimonte Matese: tracce per una lettura iconografica" Francesca Maresca SAGGI I L 1 ciclo pittorico della cappella di San Biagio a Pie- dimonte Matese, nell'alto casertano, sebbene si qualifichi come una delle più interessanti realizza- zioni del primo '400 campano, soffre ancora oggi di una letteratura critica esigua e discontinua, in parte imputabile alla lacunosità delle fonti stori- che e documentarie di riferimento1. Nessuna notizia ci è pervenuta sugli affreschi, così che le relative ipotesi cronologiche ed autografiche possono essere avanzate solo sulla base di considerazioni di ordine stilistico; mentre gli insufficien- ti appigli documentari editi, riportati nella versione riassuntiva e in parte non più verificabile dello storico locale Raffaello Marrocco (1912), riguardano esclusivamente la cappella, attestandone generica- mente la fondazione quattrocentesca per volontà di una non meglio identificata famiglia "Jacobutiis"~"Jacobelli", e la sua funzione ad oratorio di un ospedale denominato nel suo complesso "Annunzia- tella" (citato in un istrumento del 1535 rogato dal notaio Angelo Pa- terno)*. Mancano inoltre riferimenti visivi utili a connotare l'ambito di committenza, essenziale per stabilire adeguatamente la portata del- l'impresa artistica. Del resto I'endemico stato di degrado in cui a lun- go hanno versato le pitture, ne ha inevitabilmente condizionato il giudizio3. Ed è appunto in relazione alla committenza che si è scelto di tracciare l'indagine, da un lato mediante una più attenta utilizza- zione di documenti già noti ma non adeguatamente valorizzati, dal- l'altro cercando di acquisire nuova documentazione attraverso l'e- splorazione sistematica di fondi archivistici inediti o poco noti, di manoscritti eruditi e dalla lettura iconografica degli episodi della pri- ma campata, che per primi verranno illustrati. Le sommarie interpretazioni dei soggetti, proposte a partire dalla riscoperta degli affreschi agli inizi del Novecento4, mettono in luce la difficoltà di comprendere il programma iconografico che è alla base di questi dipinti, la cui corretta lettura potrebbe contribuire alla de- terminazione dell'opera nel suo ambito di appartenenza. L'ubicazione stessa della cappella nel centro cittadino attesta la fi- nalità precipua assunta nel contesto quattrocentesco di riferimento e sebbene attualmente si presenti come un corpo isolato, inglobato in un contesto edilizio irrimediabilmente alterato nel suo disorganico e progressivo rimodernamento, l'edificio risulta situato in un'area for- temente rappresentativa del potere politico durante il XV secolo, a ri- dosso della collina su cui si erge il castello dei Gaetani, feudatari di Piedimonte, e in contiguità con l'importante convento domenicano trecentesco di San Tommaso d'Aquino la cui importanza, nel conte- sto sociale e religioso dell'epoca, risulta adeguatamente documentata e la cui vicenda si intreccia, come vedremo, con quella di San Biagio. L'interno dell'edificio, a navata unica, risulta diviso in due campate dalle volte a crociera e da un'ampia arcata che segna il passaggio dalla na- vata alla zona presbiteriale. La decorazione pittorica, basata sulle Storie dalla vita di San Biagio, vescovo di Sebaste in Cappadocia5, a cui è dedi-