Laura Benassi - 1 Le dinamiche della tutela del patrimonio culturale nella Toscana granducale: gli interventi sugli edifici religiosi a Pisa tra XVI e XVII secolo Laura Benassi La profanazione e la demolizione delle chiese medievali – La devozione come motore dei primi interventi di restauro: la struttura e le opere d’arte nella chiesa di San Martino - L’incendio e i restauri della cattedrale: scelte e protagonisti - La sagrestia di Santa Caterina: deposito e officina per le opere d’arte ‘all’antica’ – La sovrapposizione del linguaggio controriformato alle strutture medievali di San Matteo e San Frediano – Alcune considerazioni sulle dinamiche della tutela del patrimonio culturale tra XVI e XVII secolo Gli eventi traumatici che interessarono le chiese tra XVI e XVII secolo, in particolare gli incendi e le demolizioni, consentono di leggere secondo un’ottica privilegiata le dinamiche di restauro ed intervento su quello che noi definiamo ‘patrimonio mobile ed immobile’. Tra Cinquecento e Seicento l’attuale concetto di ‘tutela’ non esiste, si può ricavare tuttavia da una lettura incrociata di alcuni fenomeni quali il collezionismo, gli adeguamenti controriformistici, la devozione religiosa, l’esigenza di riconoscimento sociale da parte delle famiglie nobiliari, la gestione politica dell’immagine della città e della Chiesa da parte del governo fiorentino. Gli atteggiamenti, spesso contraddittori, riguardano in maniera diversa il patrimonio mobile e quello immobile. Sono proprio questi atteggiamenti che ci consentono di cogliere i modi di percezione e di approccio. L’analisi di questi aspetti illumina dunque il differente processo di attribuzione di valore ai beni. Demolire, recuperare, accorpare, cambiare le forme e le funzioni sono le pratiche correnti attraverso cui gli spazi della città pubblica e religiosa rimangono vitali e dinamici. Attraverso questi interventi la città, contenitore di questo patrimonio, cambia continuamente la propria fisionomia. Gli incendi delle chiese si presentano come occasioni per intervenire sulle strutture e sui beni contenuti. Gli incendi sono una frattura all’interno della vita di un bene, in seguito alla quale devono essere prese decisioni che riflettono priorità e gerarchie di valori. Le scelte imposte dai traumi permettono di leggere in controluce tali gerarchie di valori; le personalità che intervengono, i loro ambiti di azione, gli artisti convocati, le nuove committenze, ma soprattutto le relazioni instaurate con i beni preesistenti marcano e segnano i ‘passaggi’ di interesse dall’uno all’altro bene, dall’uno all’altro aspetto. Tra il 1554 e il 1675, ossia in poco più di un secolo, si possono leggere diacronicamente le vicende traumatiche che interessarono cinque chiese cittadine. Gli interventi che seguirono sono documentati in maniera più o meno abbondante dalle carte d’archivio e consentono di cogliere sensibili differenze nell’atteggiamento dei protagonisti. Gli incendi coinvolsero la chiesa monasteriale di San Martino (1554), la cattedrale di Santa Maria (1595), la chiesa monasteriale di San Matteo (1607), la chiesa conventuale di Santa Caterina (1650) e la chiesa monasteriale di San Frediano (1675). Con la Controriforma e con le istruzioni borromaiche si impone un adeguamento degli edifici: si realizzano nuove finestre per avere maggiore luce, si isola l’altare maggiore, si costruiscono nuove cappelle, si decorano gli altari con pitture moderne che servono da sermoni 1 . Si trasformano radicalmente gli interni, si riducono ad aula unica, eliminando i cori medievali e distribuendo altari, cappelle e confessionali in maniera simmetrica. Si imbiancano le pareti, coprendo i cicli di affreschi medievali e cedendo le tavole ‘all’antica’ al contado e al mercato d’arte. Solo i dipinti di eccezionale venerazione vengono risparmiati e incorniciati da nuove tele in funzione di coperta. La devozione diviene il primo motore della tutela, è il presupposto iniziale che spinge a intervenire sui dipinti, spesso in maniera deformante, segno del fatto che l’interesse va al soggetto della tavola e non all’oggetto materiale. 1 M.G. BURRESI, M. CATALDI, M.RATTI, Gli edifici di culto a Pisa tra i sec. XVI e XVII: persistenze e mutamenti, in Pisa e Livorno, due città e un territorio nella politica dei Medici, catalogo della mostra (Pisa 1980), Pisa, Nistri- Lischi Pacini 1980, pp.288-305.