PERCORSI DI ECONOMIA PARTECIPATA NELLA REGIONE LAZIO di Carlo Cellamare e Riccardo Troisi Carlo Cellamare, docente di urbanistica presso l’università di Roma “La Sapienza”, carlo.cellamare@uniroma1.it Riccardo Troisi , docente UBC – Università del Bene Comune, riccardotroisi@tin.it 1. Introduzione. L’impostazione e le posizioni politiche e culturali Fin dall’insediamento del nuovo governo regionale, la Regione Lazio ha avviato un percorso di Economia Partecipata, che costituisce un obiettivo fondamentale dell’Assessorato al Bilancio per sperimentare forme innovative di democrazia. Questa esperienza rappresenta una delle prime pratiche di bilancio partecipato a dimensione sovralocale avviate in Italia. Questo percorso innovativo ha dovuto affrontare alcune difficoltà dovute sia alla mancanza di modelli di riferimento immediatamente replicabili in questo contesto, sia ad una situazione politica e culturale ancora non pienamente matura. Alla prima fase di sperimentazione cominciata nel 2005-6, è seguita una seconda fase di attivazione 2006-07 regolata dall’approvazione di una normativa apposita che introduce nell’iter di formazione della legge di bilancio l’obbligatorietà al processo partecipato. Il percorso per costruire nel governo regionale un processo partecipato è stato lanciato ufficialmente dall’Assessorato al Bilancio della Regione Lazio il 30 giugno 2005 con la prima assemblea “Verso un’economia partecipata”, cui hanno partecipato amministratori locali, rappresentanti sindacali e del mondo dell’impresa, realtà associative e dell’altraeconomia, organismi di base, cittadine e cittadini. Secondo l’Assessorato al Bilancio, “un’economia partecipata è un’economia che tiene conto di diritti e bisogni: senza partecipazione non vi è democrazia. E la partecipazione democratica non si esaurisce nel momento dell’esercizio del diritto di voto. Se così fosse sarebbe una delega in bianco. Richiede pratiche continue”. L’idea guida di questo processo secondo i diversi interventi dell’Ass. Luigi Nieri 1 “è che la partecipazione all’economia è una di quelle pratiche politiche utili a riavvicinare rappresentanti e rappresentati, a superare definitivamente l’idea che la decisione rapida, a prescindere dai contenuti, sia di per sé un valore”. In realtà, più che di “bilancio partecipativo” in senso stretto si tratta dell’avvio di percorsi partecipati sui documenti di programmazione economica e finanziaria e di bilancio, intesi come “una pratica sistematica, supportata da strumenti informatici che consentano a tutti la lettura dei documenti economici. Una buona partecipazione è un percorso capace di spiegare in profondità ai cittadini pro e contro di ogni decisione, capace di creare comunità, di far uscire la persona dai suoi personali interessi, di costruire una rinnovata coesione sociale. Inoltre lo sforzo che abbiamo fatto va nella direzione della semplificazione del linguaggio. Un documento economico pubblico ha il dovere di essere comprensibile”. In questa prospettiva la Regione ha anche elaborato una Guida all’economia partecipata ed un Glossario al Bilancio Regionale. In questo approccio si esplicita che: “Un’economia partecipata è un’economia che tiene conto di diritti e bisogni, capace di mediare tra interessi potenzialmente confliggenti, non chiusa irrimediabilmente dentro il mondo dei tecnicismi finanziari. “L’economia partecipata” e “il bilancio partecipato” possono essere tra gli strumenti più utili a migliorare il rapporto tra rappresentanti e rappresentati, favorendo un flusso continuo bilaterale di informazioni e 1 . Che ha maturato una precedente importantissima esperienza come Assessore alle Periferie del Comune di Roma e la cui impostazione si relaziona al contesto politico e culturale della rete del Nuovo Municipio. Le citazioni seguenti sono tratte dalle dichiarazioni dell’Assessore in occasione della prima presentazione pubblica del processo partecipato, Roma, novembre 2005. 1