Lavorare, studiare, lottare:: fonti sull'esperienza delle "150 ore" negli anni '70. Pietro Causarano Dipartimento Scienze dell’educazione e dei processi culturali e formativi Università degli Studi di Firenze (pubblicato su www.historied.net n. 1, marzo 2007) < http://www.historied.net/portal/index.php?option=com_content&view=article&id=9&Itemid=13 > Un’esperienza di formazione partecipata In questo breve articolo presento alcune note sui primi risultati parziali di una ricerca sulla esperienza delle 150 ore in Italia negli anni ’70, in particolare riguardo allo stato delle fonti e della documentazione. Questo studio si colloca all’interno di un più complessivo lavoro di indagine sul tema della professionalità e della formazione al lavoro e nel lavoro, che ho cominciato da qualche anno, e che - da un punto di vista cronologico - si concentra sul periodo di grandi trasformazioni culturali, istituzionali, sociali e economiche che va dagli anni ’60 agli anni ‘70. In questa sede, più che ricostruire dettagliatamente le vicende e i singoli passaggi storici, mi interessa maggiormente soffermarmi sullo stato delle fonti, in particolare archivistiche, tenendo conto che da poco è ricorso il trentennale dell’avvio di quella esperienza, tutt’oggi attiva benché in forme e modalità molto diverse e lontane da quelle delle origini [Boriani 1999]. Qualcosa, per altro, va comunque detto sulle 150 ore in generale, benché sommariamente [Tornesello 2005]. Documentare le 150 ore Non mi dilungo in questa sede sulla storia delle 150 ore, dando per assodato che si sappia in linea generale di che si tratta, soprattutto in rapporto alle trasformazioni inerenti il tema dell’educazione degli adulti [De Sanctis 1978]. Per altro la letteratura di sintesi è abbastanza ampia. Le 150 ore sono un istituto contrattuale, ottenuto per la prima volta nell’autunno 1973 dai sindacati metalmeccanici, che garantisce ai singoli lavoratori un monte-ore individuale triennale per il diritto allo studio retribuito (appunto 150 nel settore meccanico e metallurgico, ma variabile in più o meno, a seconda dei contratti). Questo diritto è retribuito dall’impresa e l’utilizzo del monte-ore totale può essere scaglionato su più anni (di norma tre), ma anche concentrato in un anno solo. Esso è programmato collettivamente dal sindacato, nel corso degli anni ’70, primi ’80, all’interno di una negoziazione con l’azienda (per garantirne la continuità produttiva). La gestione delle modalità di usufrutto di questo diritto (dove, come, con chi) e dei suoi contenuti culturali è a libera disposizione dei lavoratori, fatte salve le quote temporali e quantitative di accesso contrattate collettivamente con l’azienda. Negli anni ’70 la proposta e l’offerta didattica sono soprattutto collegate all’iniziativa delle organizzazioni sindacali, ma anche di alcuni enti regionali e degli enti locali. Questo istituto viene ottenuto, a partire dal contratto collettivo nazionale di lavoro del settore metalmeccanico nel 1973, da tutti i maggiori comparti economici, in primo luogo industriali, fra il 1974 e il 1975 [Pagnoncelli 1977, pp. 90-98]. Dopo, negli anni seguenti, coinvolgerà anche il settore dei servizi pubblici e privati e la pubblica amministrazione. La possibilità di ottenere questo istituto è garantita, oltre che dal contesto di forza sociale e politica del sindacato unitario dopo il 1969-70, da quanto specificamente previsto dallo Statuto dei lavoratori (L. 300/1970). Questione centrale, che sarà alla base soprattutto delle discussioni degli anni ’80-’90, è il fatto che, per le 150 ore, si tratti solo di un istituto contrattuale senza tutela rafforzativa legislativa. Per questa ragione, cambiando la stagione politico-culturale dalla metà degli anni ’80 e 1