Quando mi capita, come è accaduto più volte negli ultimi anni, di affrontare il tema del rappor- to tra Apulia e Adriatico, non posso non pensare immediatamente alla definizione proposta da Pedrag Matvejeviç nel suo splendido libro sul Mediterraneo, secondo cui se «… l’Atlantico o il Pacifico sono i mari delle distanze, il Mediterraneo è il mare della vicinanza, l’Adriatico è il mare del- l’intimità» 1 . È questa un’immagine estremamente efficace, che mi sembra particolarmente appro- priata al caso della Puglia, la cui ‘adriaticità’ rap- presenta uno dei caratteri di lungo periodo della sua storia millenaria. Anche nell’analisi delle merci ceramiche atte- state in Apulia in età tardoantica e altomedievale emerge il suo carattere fortemente adriatico, legato agli stretti rapporti con il medio e l’alto Adriatico e, in particolare, con la sponda orientale, come sareb- be facile confermare anche attraverso vari altri esempi, desumibili dai campi della cultura figurati- va, della produzione musiva, dell’architettura, ecc. I collegamenti transadriatici attivi in età tardoan- tica tra le due sponde sono peraltro documentati anche dall’Itinerarium Maritimum (497.8) a propo- sito delle rotte tra Siponto e Salona e, nella parte meridionale della regione, tra i porti di Brindisi e Otranto e quelli di Valona e Durazzo (497.4-5). Vista sotto questo profilo ‘l’adriaticità’ di questo territorio sembra costituire una di quelle grandi continuità, che hanno connotato la morfologia della sua cultura materiale, delle modalità insediative e, più in generale, della sua vita economica, sociale e culturale. È ovvio che tali continuità non vadano intese deterministicamente ma siano da inserire in contesti di relazioni funzionali e strutturali sempre diversi, presenti nella storia della Puglia antica e tardoantica (ed anche medievale e moderna). È suf- ficiente limitarsi ad un solo esempio estremamente emblematico, quello del sito rurale di San Giusto, nel quale le indagini archeologiche hanno potuto rilevare numerosi elementi di appartenenza ad una vera e propria koiné adriatica, dal tipo della basilica doppia ai mosaici geometrici, dalla docu- mentazione epigrafica a quella numismatica, dalla decorazione architettonica ai manufatti ceramici 2 . L’analisi della produzione e della circolazione delle ceramiche, di cui proponiamo una ridotta sin- tesi, è parte integrante di un studio globale delle trasformazioni del territorio apulo fra Tardoantico e Altomedievo condotto da un’articolata équipe archeologica da me coordinata. Le ceramiche quin- di analizzate all’interno del più ampio contesto dell’organizzazione insediativa urbana e rurale e dell’articolazione della produzione e degli scambi, secondo le prassi tipiche dell’archeologia globale di un territorio. Solo infatti mediante l’analisi micro- storica di specifici comprensori geografici e l’ado- zione di approcci multifattoriali è possibile supe- rare vecchi e consolidati stereotipi e proporre nuovi quadri fondati su dati affidabili. Fondamentale, in relazione in particolare all’a- nalisi delle importazioni, è lo studio del sistema portuale che fra Tardoantico a Altomedioevo conobbe significative trasformazioni, nel quadro di un progressivo spostamento di lungo periodo del- l’asse economico e insediativo della regione dall’in- terno verso la costa. Tra Tardoantico e Altomedioe- vo si verificò infatti lo sviluppo di alcuni scali por- tuali come quello Siponto, ancora nel VI secolo base operativa dei negotiatores frumentarii apuli, ma anche di Trani e Barletta, vici del territorio canosino che andarono evolvendo verso una dimensione urbana, oltre che di Bari 3 . I materiali presi in esame si riferiscono sia a contesti stratigrafici affidabili, relativi in partico- lare a nostri scavi (la villa di Agnuli a Mattinata 4 , la città di Herdonia 5 , il sito rurale di San Giusto 6 , il complesso ecclesiastico di San Pietro a Canosa 7 , CERAMICHE E CIRCOLAZIONE DELLE MERCI IN APULIA FRA TARDOANTICO E ALTOMEDIOEVO Giuliano Volpe, Caterina Annese, Giacomo Disantarosa, Danilo Leone Giuliano Volpe, Caterina Annese, Giacomo Disantarosa, Danilo Leone 353 1 MATVEJEVIC 1991, p. 23. 2 Cfr. San Giusto 1998; rinvio inoltre al mio specifico contribu- to su questo tema in VOLPE 2003. 3 Si veda su questo aspetto, in generale, VOLPE 1996 e Id. 2004. 4 VOLPE 1996, pp. 211-214, VOLPE, CASAVOLA, D’ALOIA, PIETROPAOLO 1998. 5 Si vedano in particolare Ordona X e Ordona XI. 6 San Giusto 1998; VOLPE 2001 e 2003. 7 Cfr. in particolare VOLPE et alii 2002 e 2003.