Tecnologie didattiche a scuola, oltre i luoghi comuni Damiano Felini Ricercatore di Pedagogia generale e sociale e docente di Pedagogia dei media presso l’Università di Parma <damiano.felini@unipr.it> 684 Aggiornamenti Sociali settembre-ottobre 2012 (684-694) approfondimenti Basta la sola presenza di tecnologie didattiche a scuola per migliorare i risultati dell’apprendimento? Che uso fanno gli insegnanti dei nuovi media? Hanno una formazione che con- senta loro di sfruttare al meglio le potenzialità offerte da questi strumenti? In questo studio l’A. ci conduce oltre la retorica equazione per cui la sola presenza dei media a scuola significa migliorare la didattica, aiutandoci a comprendere come essi possano essere utilizzati in modo adeguato. A sentire certi discorsi sui giornali o in Tv, sembra che il po- tenziamento delle tecnologie didattiche all’interno della scuola sia di per sé sufficiente a ottenere risultati migliori da parte degli allievi. Si lascia credere che investire milioni nel do- tare ogni scuola di una lavagna interattiva multimediale (LIM) porti automaticamente a realizzare una didattica innovativa; che distri- buire un computer portatile a ogni scolaro aumenti la motivazione allo studio; che l’insegnamento sia più divertente se si impiegano i videogiochi; che gli insegnanti migliori siano quelli che fanno uso delle piattaforme di e-learning 1 ; e così via. In sostanza, ha preso piede una retorica secondo cui il solo uso delle tecnologie porti a un miglioramento della didattica e, di conseguenza, dei risultati di apprendimento, indipendentemente dalle modalità e dai contesti 1 Sul significato del termine e-learning cfr Di Majo (2005).