notiziario tiburtino RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO numero 12 dicembre 2011 15 “Pertanto la falsità si fonda nel giudizio”. C. BRANDI, Teoria del restauro, Roma 1963 È con grande imbarazzo che abbiamo ap- preso tramite internet dell’intenzione di co- desta giunta, coincidente con quella della precedente che le elezioni le ha perse, di rea- lizzare un archeopark (con la k) a Castel Ma- dama. Bisognerà però cambiare nome anche al- la città che quindi da oggi più ragionevol- mente si dovrà chiamare Kastel Madama. Oltre a esprimere un forte senso di im- barazzo vogliamo precisare il nostro giudi- zio su questa operazione che è decisamente negativo. Come illustrato nel volume recentemente edito per i tipi di Kappa (Progettare Castel Madama, Roma 2011) che contiene il risul- tato di un workshop internazionale svoltosi nel 2008 con gli studenti del Laboratorio di Sintesi del Prof. Strappa (Architettura Sa- pienza) e della School of Architecture della University of Miami, esiste un master plan per un parco archeologico degli acquedotti, e dopo otto anni di lavoro del Polo di Ri- cerca e Alta Formazione della Facoltà di Ar- chitettura della Sapienza nel Castello Orsi- ni, con mostre, convegni, seminari, work- shop sarebbe arrivato il momento di dare un contributo utile alla città. Quando nel 2006 concepimmo l’azione “workshop internazionale di progettazione sostenibile in area archeologica” nel Piano di Azione Locale dell’Agenda 21 della Pro- vincia di Roma, eravamo consapevoli della importanza che rivestiva la conoscenza dei cittadini rispetto ai Beni Culturali presenti nel loro territorio, ebbene faremo qui auto- critica pubblica, è colpa nostra: non siamo riusciti a far sapere alla cittadinanza che nel territorio di Castel Madama i resti archeolo- gici ci sono e sono anche tanti. Quattro tracciati di acquedotti romani at- traversano il territorio comunale, ci sono di- verse ville rustiche, colombari, cisterne, tom- be, tracciati stradali antichi, posti di guardia, una città medievale abbandonata, tre grandi ville romane. Sì, nel territorio di Castel Ma- dama c’è tutto questo, ma il livello di con- sapevolezza della cittadinanza e dei quadri dirigenti è talmente basso da rasentare la ri- mozione piscanalitica. Ecco perché siamo contrari all’archeo- park. Riteniamo assolutamente irragionevo- le inventare dei ruderi finti quando si è in presenza di ruderi veri. D’altra parte chiun- que abbia un minino di buon senso capisce da solo che per l’attrazione culturale e turi- stica la copia di un parco già esistente, co- me si configura la proposta dell’archeopark, non è per niente efficace, mentre l’origina- le, unico e irripetibile sistema organico dei reperti archeologici nel loro territorio di ri- ferimento, se ben attrezzato per la fruizione, può funzionare come grande attrattore cul- turale. Eppure la Variante generale di Piano re- golatore, recentemente approvata, non pre- vede questo archeopark, ma prevede altra co- sa. Un vincolo di inedificabilità assoluta, lun- go il tracciato dei quattro acquedotti anien- si nel territorio comunale prelude alla rea- lizzazione di un grande parco archeologico naturalistico, caratterizzato da una parte dal- la presenza monumentale degli acquedotti, la cui estensione da Roma a Subiaco è para- Per il Parco Archeologico degli Acquedotti Aniensi gonabile a quella della grande muraglia ci- nese, e dall’altra dal fiume Aniene: quindi un fiume vero e dei ruderi veri. Per l’ar- cheopark invece si propone un lago finto con dei ruderi falsi, che cosa curiosa. Beh certo, questa operazione dovrebbe portare lavoro e soldi. Ma a chi li porterebbe i soldi? Alla citta- dinanza di Castel Madama? Se 600 visitato- ri al giorno vanno a visitare l’archeopark a Brescia, sicuramente gli stessi 600 non an- dranno a Castel Madama per vedere una co- sa uguale a quella già vista a Brescia, quin- di il bilancio parte con un segno meno, –600 visitatori al giorno. I visitatori potrebbero venire a Castel Ma- dama se trovassero fruibili quelle numerose testimonianze originali del passato, come il Castello ad esempio, e magari qualche po- sto letto in centro storico (questa sì sarebbe fonte di reddito e di lavoro per la cittadi- nanza). Mentre gli ipotetici innumerevoli visita- tori dell’archeopark non passerebbero per la città e non lascerebbero neanche un centesi- mo alla comunità: impariamo dal funziona- mento del sito di Villa Adriana che non ri- esce ancora a coinvolgere Tivoli, se non gra- zie a una recente e interessante progettazio- ne integrata del territorio. Hans Lorzing, nel suo “mindscape diamond”, classifica l’ar- cheopark e questo tipo di operazioni come “paesaggi trasposti“, ovvero la costruzione altrove di un paesaggio appartenente ad al- tro territorio: si tratta quindi di una opera- zione evidentemente non sostenibile dal pun- to di vista ambientale per la incompatibilità dei biotopi, ma soprattutto correlabile – per Lorzing – a una ideologia reazionaria. Alessandro Camiz http://www.paesaggioarcheologico.info/ Mountain Wilderness, Pro Natura, gli Os- servatori del Paesaggio, Italia Nostra, F.A.I., Legambiente, WWF, le Reti delle Liste Ci- viche, unitamente a personalità del mondo politico, culturale e scientifico di varie estra- zioni, oltre a centinaia di altre Associazioni, Comitati e migliaia di privati cittadini del- l’intero territorio nazionale. Spiace, come in alcuni articoli apparsi re- centemente su periodici locali e su un sito web di Castel Madama, certi toni assunti nei confronti di alcuni residenti di Colle Passe- ro inducano nel lettore il sospetto dell’abu- sivismo o, peggio ancora, della mistifica- zione. Se abusi ci sono stati a partire da quei lontani anni sessanta, come purtroppo è ovunque accaduto, presumiamo siano stati ampiamente regolarizzati. Per quanto ci ri- guarda, è solo per scelta che abbiamo deci- so di allontanarci dalle città, non solo per coltivarci l’orticello dei cavoli nostri, ma per vivere le suggestioni di questa meravigliosa campagna adiacente a luoghi naturalistici davvero esclusivi: “le terre civiche di Castel Madama” che ci ripagano quotidianamente nel loro godimento. È per queste consapevoli scelte e per il fatto di ritrovarsi in prima linea, che ci sen- tiamo in diritto e in dovere di agire, non cer- to per mistificare, ma per salvaguardare il paesaggio e difendere i territori agrari, per noi, per tutti e per le generazioni future. Quei toni un po’ insolenti che trapelano dalle righe degli articoli sopra richiamati, non li riteniamo utili né alla dialettica, né all’in- formazione, né alla riflessione. Crediamo invece nell’apporto di argo- menti, di suggerimenti e di critiche costrut- tive che possano concorrere al consegui- mento di una migliore qualità progettuale, dato che tutti possiamo errare, e noi per pri- mi, nel valutare, oggi, la portata degli effet- ti futuri delle nostre azioni. Ed è proprio di uno scatto qualitativo nel- la progettazione e nella pianificazione del territorio che abbiamo bisogno, come elo- quentemente dimostra il caso del Program- ma Integrato di Intervento adottato non si sa per quale riqualificazione urbanistica e am- bientale del nucleo agricolo di Colle Passero. Italo Carrarini continua da: Per la rinascita della campagna Foto Alessandro Camiz Foto Alessandro Camiz