1 Nuova Corrente 115, 1995: 129-146. Microfisica del racconto di Pierpaolo Antonello ___________________________________________________ Se ci venisse comodo parlare della narrativa di Daniele Del Giudice sotto la lente magnificante del dialogo serriano, attraverso quello stretto passaggio a nord-ovest istituito dal filosofo francese, potremo tentare un esercizio di analisi che si adatti al suo oggetto per ragioni, percorsi e visioni da esso stesso descritti e proposti. Provare a vedere se la scienza è un metro di descrizione della narrativa, se un racconto che si fa ponte non fra due culture, ma fra un regime fluido di masse di conoscenza in oscillazione e alle prese con definizioni sempre più opache, possa essere percorso e spiegato attraverso questa oscillazione stessa, questa opacità di un dualismo ormai sfrangiato, inquinato da una nube contaminante. Le letture di Atlante occidentale 1 che a suo tempo avevano previsto una dialettica oppositiva (scienza versus letteratura) perdevano di vista il partecipare delle due aree di pensiero a medesimi paradigmi, a identiche visioni. Ora, seguendo il percorso indicato da Serres, si tratta di osservare come le strutture, le figure, gli esercizi del romanzo si scoprano isomorfi ai sistemi fisici del nostro tempo. Istituendosi per legge e immaginazione anche la fisica delle particelle può dirci (forse) qualcosa sulla letteratura, soprattutto se si riconosce come rappresenti già di per sé una poetica (lo aveva capito a suo tempo Lucrezio), una poetica che ha molto in comune con il programma stilato da Calvino per il prossimo millennio: leggerezza, rapidità, esattezza 2 . Non si tratta con tanto di dimostrare che un palese progetto coordinato con la scrittura calviniana sia in opera in Del Giudice. Tutt’altro. Si è a volte parlato di progettualità forte del romanziere romano, di consapevolezza quasi demiurgica del suo fare (anche se l’autore non ha mai accettato questa lettura), riteniamo piuttosto che se di progetto si tratta, o è localizzato come sapiente costruzione di micro-strutture significative all’interno del romanzo 3 , o è dato complessivamente solo in farsi, realizzato in percorso. Atlante occidentale e Staccando l’ombra da terra 4 sono infatti due libri che sembrano richiamarsi, gettando luce uno sull’altro (non fosse altro che per quel rumore di eliche che si avverte in lontananza). E crediamo che Serres possa essere utile ad 1 Daniele Del Giudice, Atlante occidentale, Einaudi, Torino, 1985. Abbreviato in AO. 2 Un problema semmai con il programma calviniano può porsi su quel nodo della visibilità, sul difetto della visione che interessa la fisica dei micro-mondi, ma di questa “visibilità” impossibile o improbabile o mediata parla tutto Atlante occidentale, dove vengono poste letteratura e meccanica quantistica sostanzialmente come atti del vedere, sistemi istituiti dal potere della visione, quindi fortemente solidali, strutture di significazione costruite dalla stessa comune capacità dello sguardo. 3 Si veda ad esempio la consapevolezza dell’autore sulla nozione di tempo in Il tempo del visibile nell’Atlante di Daniele Del Giudice, conversazione con Sergio Bertolucci, Tullia Gaddi, Antonino Pastorino e Gian Luigi Saraceni, in «Palomar - Quaderni di Porto Venere», n. 1, primavera 1986, p. 74. 4 D. Del Giudice, Staccando l’ombra da terra, Einaudi, Torino, 1994. Abbreviato in SODT.