Carlo Penco Dic. 2004 bozza per la rivista “Teoria” Anatra all'arancia: il tema del contesto nella filosofia analitica 1 Riassunto: Questa conferenza offre una presentazione semplificata del concetto di contesto nella filosofia analitica,in particolare nella filosofia del linguaggio. E' semplificata perché tralascia una serie di discussioni rilevanti per fermarsi alle grandi linee che segnano l'emergenza del concetto di contesto in filosofia del linguaggio. Inoltre mi concentro su un aspetto particolare del dibattito: la linea di confine tra pragmatia e semantica e il ruolo che il concetto di contesto ha in questo dibattito, cercando di evidenziare i punti di disaccordo tra le parti in causa. Nel primo paragrafo riprendo brevemente alcune idee di Frege, mostrando come aiutano a individuare una tripartizione abbastanza standard del concetto di contesto. Nel secondo paragrafo riespongo una tripartizione fatta da John Perry, cercando di "generalizzare" quello che Perry chiama "contesto postsemantico". Nella serie di esempi che seguono, mostro dove si situa il punto di discrimine tra la teorie più vicine alla semantica tradizionale e le teorie contestualiste radicali, che danno maggior rilevanza agli aspetti cognitivi rispetto a quelli semantici. Riprendo quindi in generale le due strategie alternative che si contrappongono sul modo di considerare i rapporti tra semantica e pragmatica. Nell'ultimo paragrafo provo a indicare quali sono i principali problemi dell'assunzione di una prospettiva radicalmente contestualista. 1. Suggerimenti da Frege Il termine "contesto" non è un nome di specie naturale, ma si riferisce a un concetto inventato per affrontare diversi tipi di problemi. Tra questi mi concentro oggi sui problemi di comprensione del linguaggio, che costituiscono un caso esemplare in cui il richiamo al contesto viene sviluppato e approfondito nella filosofia analitica. Parlare di "comprensione del linguaggio" è un po' generico; comprendere un enunciato comporta comprendere almeno a quali condizioni è vero e comprendere anche quali conseguenze ne discendono. Il retroterra principale della mia discussione sarà da una parte la pragmatica sviluppata nell'ambito della filosofia analitica del linguaggio, e dall'altra le teorie del ragionamento di senso comune sviluppate in intelligenza artificiale. Entrambe le tradizioni sono fortemente dipendenti dalla logica, e non è del tutto a sproposito che inizio le mie riflessioni con un richiamo alle idee del fondatore della logica, Gottlob Frege. Frege è famoso per aver insistito su un principio metodologico generale nell'analisi del linguaggio, il principio del contesto. Questo principio può essere riassunto in modo schematico dicendo che il significato di una parola dipende dal contesto (Zusammenhangen) dell'enunciato in cui occorre. Il principio del contesto è stato variamente interpretato. Qui non intendo affrontare l'analisi del principio e il suo ruolo nel progetto di lavoro di Frege. Voglio solo indicare alcuni suggerimenti che derivano da questo principio e da altri passi del lavoro di Frege. Il principio è sicuramente una critica all'idea di Locke che identifica il significato di una parola con l'immagine mentale che essa evoca. Frege nota che a ogni parola possono essere associate da persone diverse immagini mentali diverse. Per capire il significato occorre dunque non considerare le parole in isolamento, cercando quale immagine a 1 Quanto segue riproduce, con qualche piccola aggiunta, il testo di una conferenza tenuta a Pisa su invito dei dottorandi pisani e di Adriano Fabris, e riproposto a un seminario di dottorandi a Venezia, su invito di Luigi Perissinotto. Ringrazio i dottorandi e gli altri partecipanti per le osservazioni e le critiche. Lo schema del lavoro (con le trasparenze e i disegni che qui tralascio) è stato discusso con Marcello Frixione, Massimiliano Vignolo e Claudia Bianchi, che hanno contribuito a tagliare molte cose ridondanti, eliminare alcuni errori e rendere il tutto più semplice e chiaro (per quanto possibile). Ho avuto infine utili osservazioni da Diego Marconi e un aiuto da Dario Palladino; ringrazion entrambi. Dato che parte della discussione si riferisce al volume Penco (a cura di) 2002, eviterò per quanto possibile i rimandi bibliografici, contenuti nella introduzione di tale volume.