1 Pierpaolo Antonello Rivalità, risentimento, apocalisse: Svevo e i suoi doppi Italo Svevo è certamente uno degli scrittori del canone italiano moderno (ma anche europeo) che meriterebbe di comparire nel repertorio girardiano dei grandi autori mimetici per il semplice motivo che la sua consapevolezza in fatto di desiderio e dei suoi meccanismi eziologici appare non solo affine a quella proposta da Girard, ma con declinazioni inedite anche rispetto ai modelli letterari analizzati in Menzogna romantica — che del resto non pretendeva di proporre una casistica esaustiva. Proprio perché in Svevo le strutture del desiderio e dell’imitazione rappresentano il sistema profondo dell’articolazione dei suoi personaggi romanzeschi che la prospettiva girardiana si propone — anche più di altri strumenti comunemente usati in sede critica — come un sistema di lettura non solo ermeneuticamente fecondo, ma sistematizzante rispetto all’evoluzione interna della riflessione compiuta da Svevo su identità, desiderio e mediazione nei suoi tre romanzi. 1 Svevo è un scrittore «mimetico» nel pieno senso del termine, consapevole di esserlo, in quanto il meccanismo del desiderio si presenta come un vero e proprio «sistema» di comprensione dell’eroe moderno: se ci sono dei personaggi della nostra tradizione romanzesca che obbediscono in maniera ricorsiva, compulsiva, e quindi rivelativa in eccesso, alle triangolazioni mimetiche descritte da Girard, questi sono certamente Zeno Cosini e le sue incarnazioni anteriori, Alfonso Nitti di Una 1 Alcuni critici, soprattutto in ambito dell’italianistica anglosassone, non hanno eluso la pertinenza della prospettiva mimetica per la lettura di Svevo, ancorché le incursioni siano state o tangenziali o provvisorie. Si veda: John Freccero, Zeno’s Last Cigarette, «MLN», 71.1, 1962, pp. 3-23; Eduardo Saccone, Senilità di Italo Svevo: dalla “impotenza del privato” alla “ansiosa speranza”, «MLN», 82.1., 1967, pp. 1-55; Anthony Wilden, Death, Desire, and Repetition in Svevo’s Zeno, «MLN», 84.1, 1969, pp. 98-119. Il testo che si è accostato in maniera sistematica a una lettura mimetica dei testi sveviani è quello di Teresa de Lauretis che in La sintassi del desiderio (Ravenna, Longo, 1976) ha proposto una dettagliata analisi strutturalista dei romanzi di Svevo. Attraverso dei modelli attanziali, de Lauretis mette in evidenza i sistemi oppositivi fra i vari personaggi dei romanzi, e coglie nella prospettiva di Girard una variente di analisi strutturalista, sincronica e testuale, del romanzo sveviano, eludendo però il problema dello sviluppo storico e del portato antropologico. Di più recente pubblicazione un saggio di Fabio Brotto, Anti-pathos: On Italo Svevo's Zeno's Conscience, «Anthropoetics» 9. 1, 2003: URL: http://www.anthropoetics.ucla.edu/.