CAPITOLO 7 Prove di autenticità. Narrazione e rituale in psicoterapia Alessandra Fasulo Questo lavoro è rivolto a sviluppare due temi: da un lato, il ruolo delle narrazioni-guida nei contesti di attività come fonti di significato per discorsi e racconti quotidiani; dall’altro, il problema dell’autenticità e delle risorse per affermarla e difenderla qualora attaccata. Come si vedrà attraverso il caso esaminato, tratto da una seduta psicoterapeutica, i due temi sono collegati e costituiscono entrambi chiavi d’accesso al problema del sé e dei processi che lo sostengono. Nella teorizzazione psicologico-sociale, il sé è descritto sia come una struttura stabile di conoscenza, un sistema di rappresentazioni su se stessi, sia come una qualità dinamica, fenomenologicamente dipendente dal contesto immediato di azione e realizzato attraverso operazioni simboliche. Diverse accentuazioni nella concezione del sé implicano conseguenti scelte metodologiche: da un lato, privilegiando l’aspetto di stabilità, si indaga attraverso autodescrizioni il sistema delle rappresentazioni (Markus e Nurius, 1986) e si valuta l’azione delle strutture del sé su altri comportamenti o processi cognitivi (per esempio, il cosiddetto self-serving bias nell’attribuzione causale o nel ricordo: Weiner et al., 1972; Sedikides e Green, 2000); dall’altro, concentrandosi sugli aspetti dinamici e costruttivi, ci si rivolge alla produzione simbolica spontanea – narrazioni personali e comporta- menti sociali – analizzando i dispositivi di invenzione e stabilizzazione di versioni del sé (Eakin, 1999; Olney, 1998; Brockmeier e Carbaugh, 2001; Freeman, 1993) e le loro variazioni intraindividuali e conte- stuali. Scopo di questo capitolo è contribuire alla comprensione di alcuni processi sociali e discorsivi in grado di agire sul senso di sé, e in particolare sulle possibili interconnessioni tra livelli organizzativi cap07new.indd 1 cap07new.indd 1 21/03/2007 10.49.09 21/03/2007 10.49.09