33 Ceramica e contesti nel Quartiere Bizantino del Pythion di Gortina (Creta): alla ricerca della “complessità” nella datazione Enrico Zanini* e Stefano Costa* *Università di Siena, Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti, Via Roma 56, 53100 Siena, Italia <zanini@unisi.it> <steko@iosa.it> The paper explores some critical points in the dating of fine tableware found in occupation deposits and contexts of Late Antique and Early Byzantine sites in the Mediterranean. The refinement of the typological-chronological seriation of artifacts, the availability of increasingly sophisticated stratigraphic sequences and the awareness of the multiplicity of possible cognitive approaches create the conditions for a methodological reflection on the complexity of dating. KEYWORDS: CRETE, GORTYN, CONTEXTS, DATING, COMPLEXITY 1. Una necessaria premessa Questo contributo non intende presentare analiticamente nuovi dati relativi alle attestazioni delle ceramiche fini da mensa nei contesti dello scavo del c.d. Quartiere Bizantino del Pythion di Gortina di Creta (sintesi precedenti sulle attestazioni a Gortina in Dello Preite 1984; Rizzo 2001). Intende piuttosto avviare una riflessione sui problemi teorici, ma per molti versi anche squisitamente pratici, che lo studio di questi contesti ceramologici sta ponendo al nostro gruppo di ricerca; non ultimo il problema della datazione. Un problema preliminare è evidentemente posto dal concetto stesso di ceramica fine da mensa, così come è tradizionalmente inteso. Con questa definizione generale si intendono infatti normalmente alcune produzioni di diversa origine (ARS, LRC, LRD ed altre minori) accomunate da almeno tre elementi caratteristici: - essere il prodotto, quantitativamente rilevante, di aree di produzione ben delimitate; - avere ancora in epoca tardoantica e protobizantina una buona diffusione in gran parte delle regioni del Mediterraneo, collegata alla continuità dei com- merci transmarini; - avere una connotazione qualitativa che, pur rimanendo nei limiti delle produzioni standardiz- zate, consente loro di assumere progressivamente nei secoli della Tarda Antichità anche un valore di oggetti di qualche pregio. Si tratta dunque di un gruppo di prodotti sostanzialmente comparabili tra loro sotto il profilo delle tecnologie produttive richieste, dei modelli di distribuzione e del contesto socio-economico dell’utilizzo finale. Un gruppo in cui il variare nel tempo degli areali di distribuzione è legato ai complessi e ancora largamente inesplorati meccanismi della trasformazione economica, politica e sociale in atto nel Mediterraneo tardoantico. A questo gruppo se ne affianca un altro, anch’esso a grandi linee “omogeneo”, costituito da prodotti con caratteristiche completamente differenti (produzione locale, diffusione locale, qualità media anche se non mediocre) che rispondono però, almeno in parte, alla stessa funzione pratica nel concreto utilizzo domestico. Nel caso specifico di Gortina si tratta in particolare di una produzione decorata con sovradipinture in rosso-bruno (Vitale 2008), che sembra affermarsi dalla seconda metà- fine del VI secolo e che si inserisce evidentemente nella galassia delle produzioni sovradipinte di epoca tardoantica e altomedievale presenti un po’ in tutto il Mediterraneo (bibliografia di riferimento in Vitale 2008: 183-186). Si tratta di produzioni che nel loro insieme invitano a una riflessione preliminare più generale, perché si collocano sotto molti punti di vista a un livello intermedio: un po’ ceramica da mensa e un po’ ceramica da cucina e da dispensa; un po’ ceramica fine (nella depurazione degli impasti) e un po’ ceramica comune, nell’assenza di verniciature. Inoltre, sono produzioni che, dal punto di vista economico, fanno saltare il rapporto tradizionale tra centri di produzione, modi e forme della distribuzione e centri di consumo e che, dal punto di vista antropologico, indicano un significativo cambiamento negli stili di vita, un cambiamento che non può non avere avuto un riflesso anche nella circolazione degli altri prodotti che tradizionalmente definiamo ceramiche fini da mensa. Ci è sembrato utile citare subito l’esempio della c.d. sovradipinta bizantina di Creta per puntare l’attenzione sulla aleatorietà e forse anche sulla incongruenza di categorie concettuali (come appunto la ceramica fine da mensa) che possono essere solide realtà o almeno utili generalizzazioni per il mondo antico, ma che rischiano di essere fuorvianti se applicate a contesti per loro natura variegati e multiformi come quelli che sono esito dei profondi e prolungati cambiamenti in atto nella società e nell’economia del Mediterraneo tra i secoli IV e VIII.