“Ritorno al futuro”. Semiosi e narrazione nella proiezione virtuale nel tempo Eduardo Grillo 1. Introduzione. Breve incursione nel territorio della virtualità In questo lavoro, vorrei formulare un invito: considerare in un’ottica integrata i problemi di ordine cognitivo e semiotico relativi alla dislocazione virtuale nel tempo, cioè la proiezione mentale e l’immaginazione di scenari passati o futuri, nei suoi rapporti con la narrazione linguistica. Un invito; non molto di più, ma neanche nulla di meno: si tratterà di additare i possibili nessi tra prerequisiti, meccanismi cognitivi e strutture semiotiche del “viaggio mentale nel tempo” seguendo un andamento cumulativo. È richiesto pertanto al lettore un minimo di pazienza nel seguire il flusso delle informazioni; sarà tutto chiaro, credo, al termine della discussione. Prima di entrare in merito agli aspetti propriamente semiotici della dislocazione e immaginazione temporale nei suoi rapporti con la narrazione, è bene chiarire perché preferiamo l’ espressione “virtuale” in luogo di “possibile”. In effetti, la letteratura scientifica abbonda di studi consacrati alla nozione di “mondo possibile”, che ha visto mutare il suo statuto, soprattutto in ambito semiotico e narratologico, da strumento della logica modale a costrutto culturale. La pertinenza della nozione per il nostro argomento è evidente; tuttavia, una sottile differenza logica rende il primo termine virtuale più adatto alla nostra discussione. Non abbiamo intenzione di avventurarci negli austeri corridoi della logica; si tratterà soltanto di riprendere una distinzione che ci sembra particolarmente feconda. Naturalmente, sospettiamo che la sua validità abbia una portata più ampia, ma per i nostri scopi è sufficiente che questa piccola inchiesta serva a rendere più chiare le nostre idee. 1.1 Possibile/reale e virtuale/attuale Lévy 1 ha sviluppato una riflessione intorno ai fenomeni di virtualizzazione soprattutto in relazione all’impatto di nuovi media e nuove tecnologie sulla nostra vita quotidiana; qui ci interessano le considerazioni generali che fanno da sfondo al suo lavoro. L’autore analizza la nozione di virtuale tentando di spogliarla dalle caratterizzazioni che il senso comune solitamente le attribuisce, in particolare la sua supposta compromissione con la menzogna. Non che il virtuale non possa anche essere falso, ma non è questo l’asse di distinzioni in grado di definirne la natura. In effetti, la stessa etimologia del termine rimanda a un’altra dimensione: virtuale viene da virtus, forza, potenza, e tradizionalmente ciò che in potenza si oppone a ciò che è in atto, non al vero, e nemmeno al reale. È la nozione di possibile che sul piano logico è opposta a 1 Lévy, P. Qu'est-ce que le virtuel?, La Découverte, Paris, 1995.