1 Si veda su questo il bilancio tracciato da E. CATALANO, Il dialogo comunicante nell’o- LEONARDO TERRUSI “CRONACA” E “IMMAGINAZIONE” NELL’ONOMASTICA DEI FUOCHI DEL BASENTO E DELLA BARONESSA DELL’OLIVENTO DI RAFFAELE NIGRO 1. Degli scrittori del panorama italiano contemporaneo, Raffaele Ni- gro è tra quelli che più frequentemente utilizzano l’onomastica come ingrediente non occasionale delle proprie strategie narrative. In questa sede ci si concentrerà sul quadro onomastico dei primi due romanzi dello scrittore: I fuochi del Basento, del 1987, e La baronessa dell’Oli- vento, del 1990 (pubblicati entrambi per i tipi della Camunia di Raffae- le Crovi). «I fatti narrati in questo libro sono (come sempre la Storia) un misto di cronaca e di immaginazione»: così, in esergo, Nigro apriva I fuochi. E la caratteristica più evidente di questo romanzo, come del successivo La baronessa, sta effettivamente nella singolare commistione di mate- riali narrativi attinti alla storia e alla cronaca del passato con l’anda- mento fantastico e immaginativo del racconto. Nei Fuochi, lo sfondo storico, determinatissimo, sul quale sono ritratte le vicende della fami- glia contadina melfitana dei Nigro (dall’insurrezione “repubblicana” del 1799 all’arrivo dei piemontesi e al brigantaggio postunitario), è co- stellato di elementi onirici e magici, recuperati da un patrimonio folk- lorico contadino, e declinati con un’intonazione narrativa che accosta al registro cronachistico quello epico-favolistico del cantastorie orale. Una dialettica che si fa forse ancora più evidente nella Baronessa, il cui tema centrale, dietro le avventure dei fratelli Stanislao e Vlaika Brenta- no (tra Schiavonia e regno di Napoli nel secondo Quattrocento), è il rapporto tra intellettuali e potere aragonese: nocciolo storico-ideologi- co affrontato con passo lirico e fiabesco, e percorso da vibrazioni meta- fisiche. È questa dialettica a motivare dunque la definizione, proposta dallo stesso Nigro, di romanzi non “storici”, secondo l’impressione di molti tra i suoi primi recensori, ma semmai “antropologici”, nei quali la storia è «pretesto», «griglia», all’interno della quale muoversi libera- mente; ciò che serve anche a distinguerlo nettamente dal filone di tanta letteratura “meridionalistica” tout court. 1