1 Dal senso ai sensi... e ritorno Annalisa Coliva Università di Modena e Reggio Emilia Interrogarsi sul rapporto tra senso, inteso secondo l’accezione fregeana per cui il senso di un termine è il contributo che esso dà al pensiero espresso da un enunciato, ovvero è il contenuto di una credenza, e i sensi significa indagare la relazione tra pensiero e percezione. Più in particolare, vuol dire indagare se i sensi possono fornire un contributo immediato a un pensiero, oppure se vi è una discontinuità tra percezione e pensiero e come questa debba essere tracciata. In questo breve articolo ripercorrerò le tappe salienti del dibattito intorno al rapporto tra il senso e i sensi a partire da Gottlob Frege fino ai giorni nostri, nell’alveo della tradizione analitica, e avanzerò una proposta su come debba intendersi il discrimine tra percezione e pensiero. 1. La concezione descrittiva del senso Come è noto, la nozione di senso è articolata da Gottlob Frege nel celebre articolo Über Sinn und Bedeutung del 1892 e in quello successivo del 1918 Der Gedanke. Seguendo l’esempio fregeano in Über Sinn und Bedeutung, possiamo dire che il senso (Sinn) del nome ‘Espero’ è “la stella della sera”, il senso del nome ‘Fosforo’ è “la stella del mattino” , mentre il riferimento (Bedeutung) sia di ‘Espero’ che di ‘Fosforo’ è il pianeta Venere. Lo stesso oggetto è quindi dato in modi diversi e gli enunciati “Espero è un pianeta” e “Fosforo è un pianeta” esprimono pensieri diversi. Segnatamente, che la stella della sera è un pianeta e che la stella del mattino lo è. La funzione principale e irrinunciabile del senso-Sinn è quella di salvaguardare la razionalità di un soggetto che conosce il significato di ‘Espero’ e ‘Fosforo’ e che può credere che Espero sia un pianeta senza per questo credere che lo sia Fosforo. La stessa Bedeutung Venere è infatti data in due modi diversi nella misura in cui i Sinne di ‘Espero’ e ‘Fosforo’ sono diversi. Secondo la concezione descrittiva del senso, come abbiamo testé visto, questi a loro volta differiscono nella misura in cui le descrizioni definite che costituiscono il senso dei due termini sono diverse. Com’è noto, il descrittivismo, ossia l'idea per cui il senso di un nome è una descrizione definita, è stato oggetto di molte critiche almeno dagli anni ’70 del XX secolo in poi. Secondo Saul Kripke, il Sinn, interpretato come una descrizione definita, non determina il riferimento di nomi propri come ‘Espero’ e ‘Fosforo’. Hilary Putnam (1975) e Tyler Burge (1979), a loro volta, argomentano che le descrizioni definite non determinano nemmeno l’aboutness di pensieri contenenti termini di genere naturale e altro. Il descrittivismo è stato così contrapposto al singolarismo russelliano. Secondo quest’ultimo, è l’acquaintance, cioè la conoscenza diretta di un oggetto, che ci permette di pensarlo e di fare riferimento ad esso nel linguaggio e nel pensiero. Per Bertrand Russell, però, abbiamo conoscenza diretta solo dei dati sensoriali, degli universali e dell’io. Non l’abbiamo invece di