La sfida del CLIL e l’Università Carmel Mary Coonan Università Ca’ Foscari di Venezia Il CLIL (content and integrated learning), che caratterizza programmi in cui una lingua straniera viene utilizzata come veicolo per l’insegnamento di contenuti non-linguistici, è una realtà in continua crescita non solo nelle scuole in Europa ma anche nelle scuole in Italia. L’interesse in Italia nasce nell’ambito di uno scenario nazionale che storicamente ha già sviluppato delle competenze in merito all’uso veicolare di una lingua seconda e stranie- ra. Tali competenze hanno radici più antiche nelle Regioni a Statuto Speciale e precisamente nel sistema scolastico della Provincia Autonoma di Bolzano (scuole ladine) e nel sistema scolastico della Regione Valle d’Aosta. In que- sti casi la lingua veicolare è una lingua seconda tutelata in base ad accordi politici ed associata al concetto di educazione bilingue. Nei sistemi di educazione bilingue (quali sono quelli delle scuole della Valle d’Aosta e delle scuole ladine della provincia di Bolzano) la lingua se- conda veicolare occupa uno spazio curricolare paritetico rispetto all’altra lingua veicolare. Si parla, quindi, di un peso curricolare uguale, ripartito in parti uguali fra le due lingue, affidato ad ambedue le lingue veicolari. Accan- to a queste esperienze consolidate e derivanti da specificità storico-politiche, all’inizio degli anni novanta ed al di fuori dei confini delle Regioni a Statuto Speciale, si sono sviluppati dei progetti ministeriali quali il Liceo europeo, il Liceo ad indirizzo internazionale ed il Liceo linguistico europeo, in cui l’interesse nella veicolarità è di diversa natura. Attraverso questi progetti, gli esperti spostano il fuoco sulla lingua straniera all’insegna della promozione del plurilinguismo e pluriculturalismo. La lingua straniera veicolare non è vista in termini paritetici rispetto all’altra lingua veicolare (italiano) per cui la quantità curricolare veicolata in lingua straniera può essere ‘sbilanciata’.