“Morality is social”: John Dewey e le fonti sociali della normatività Roberto Frega 1. Il vero oggetto della teoria morale Sebbene il pragmatismo americano non abbia ancora una posizione consolidata all’interno del canone della filosofia morale occidentale, il suo contributo in questo campo è lontano dall’essere trascurabile. Ciò vale in particolare per John Dewey, uno dei padri fondatori di questo movimento e l’autore che senza dubbio ha maggiormente contribuito allo sviluppo di una tradizione di filosofia morale distintamente pragmatista. In etica come altrove, il pragmatismo si è fatto portatore di un punto di vista irriducibile a quello delle principali scuole filosofiche che nella stessa epoca si sviluppavano in Europa. Uno dei punti che mostrano più chiaramente il carattere innovativo dell’etica pragmatista è dato dalla sua teoria dell’oggetto etico. Si tratta di un aspetto osservabile nella maggior parte degli esponenti di questa tradizione, ma che appare in modo più compiuto nell’opera di John Dewey, autore cui è necessario rivolgersi per avere una trattazione completa di filosofia morale in prospettiva pragmatista 1 . In diversi scritti, Dewey ha elaborato una teoria etica basata sull'idea che obiettivo della filosofia morale non è l’articolazione di una teoria o definizione di cosa siano i valori, le norme, il bene o il giusto. Il fine della teoria etica va visto secondo Dewey nello sviluppo di indicazioni utili a coordinare la condotta umana, e in particolare a fungere da utili indicazioni per orientarsi nelle molteplici forme di conflitto che si verificano quando istanze normative eterogenee richiedono agli agenti azioni incompatibili. Il secondo punto che caratterizza la teoria etica pragmatista è l’adozione di una concezione sociale e naturalistica dell’etica. Per i pragmatisti, infatti, l’etica è innanzitutto questione di coordinamento dell’agire proprio ad un essere socializzato: è in quanto appartenenti ad un orizzonte sociale che gli esseri umani si trovano confrontati ad istanze normative in conflitto. Come mostrerò, è proprio questo riferimento alle fonti sociali della normatività che permette al pragmatismo di superare alcune dicotomie centrali della teoria etica, tra cui quella tra il bene e il giusto 2 . Per Dewey e più in generale per il pragmatismo, la questione dei fondamenti dell'etica non si gioca a livello del rapporto gerarchico tra bene e giusto, come è avvenuto nella maggior parte delle filosofie morali del ventesimo secolo. Al centro dell'etica per Dewey sta piuttosto la questione del rapporto tra istanze individuali e sociali. È a partire da questo assunto che Dewey afferma il principio di un’etica situata, secondo il quale il compito della teoria etica è spiegare il conflitto e l'incertezza in quanto caratteristiche costitutive di ogni situazione di interazione sociale. Questo punto di partenza conduce a definire l’oggetto della teoria etica come un oggetto al tempo stesso teorico e pratico, in quanto l’indagine sulle strutture sociali dell’esperienza morale diventa condizione per una pratica rinnovata dell’interazione sociale. Detto altrimenti, la conoscenza morale è perseguita in ragione del suo valore di intermediazione nei confronti dell’azione, secondo un paradigma epistemologico tipico del pensiero pragmatista 3 . 1 Dewey è l’autore di una vasta pluralità di testi di filosofia morale. Qui ricordiamo semplicemente l’Outline of a Critical Theory of Ethics del 1891 e l’Ethics scritta in collaborazione con James Tufts, pubblicata nel 1908 e in edizione interamente rivista nel 1932. Per una presentazione generale della filosofia morale di Dewey si vedano G. PAPPAS, John Dewey’s Ethics, Bloomington (Indiana), 2008; T. LEKAN, Making Morality, Nashville, 2003; S. FESMIRE, John Dewey and Moral Imagination, Bloomington (Indiana), 2003; e J. WELCHMAN, Dewey’s Ethical thought, Cornell, 1995. 2 Su questo punto si veda H. RICHARDSON, Beyond good and right: Toward a constructive ethical pragmatism, in «Philosophy & Public Affairs», vol. 24, 1995, n. 2, pp. 108-141. 3 Su questi aspetti mi permetto di rinviare ai miei R. FREGA, Pensée, expérience, pratique: essai sur la theorie du jugement de John Dewey, Paris, 2006 ; e ID., John Dewey et la philosophie comme épistémologie de la pratique, Paris, 2006. In italiano si vedano M. ALCARO, John Dewey: Scienza, prassi, democrazia, Bari-Roma, 1997; R.M. CALCATERRA, Idee concrete. Percorsi nella filosofia di John Dewey, Genova, 2012; R. FREGA, John Dewey: dal pragmatismo semantico al pragmatismo epistemologico, in «Discipline Filosofiche», vol. XIV, 2004, n. 2; e A. SANTUCCI, Storia del pragmatismo, Roma-Bari, 1983.