«mediterraneo antico», xv, 1-2 , 2012, 393-408 L’ARTIGIANATO DEI PIGMENTI COLORATI NELL’ANTICHITÀ : NOTE SUL ‘BLU’ E ‘VERDE EGIZIO’ NELLE TESTIMONIANZE DEI PAPIRI Nicola Reggiani L a produzione di pigmenti colorati era un settore rilevante tra le attività arti- gianali dell’Antichità greco-romana, e vari studi hanno contribuito ad amplia- re la nostra conoscenza a proposito delle categorie professionali coinvolte, delle procedure e dei materiali utilizzati, nonché dei complessi simbolici e antropolo- gici connessi alla percezione cromatica. 1 Fra le sostanze coloranti più difuse è senz’altro famoso il cosiddetto ‘blu egizio’, che potrebbe essere considerato il pri- mo prodotto ‘artiiciale’ nella storia delle produzioni artigianali. Esso infatti non veniva ricavato direttamente da sostanze naturali, come accadeva per altri pig- menti, bensì da un processo di cottura di alcune componenti il cui uso era stato mutuato dall’antico artigianato egiziano: in particolare, veniva riscaldato a basse temperature (900-1000°C) un miscuglio di quarzo (oppure silice, o sabbia), carbo- nato di calcio (gesso), carbonato di rame e carbonato di sodio (il difusissimo na- tron). In questo modo si otteneva un impasto costituito da cristalli di cuprorivaite (CaCuSi 4 O 10 ), cristalli di quarzo, e vetro. Al termine del processo, solidiicava in un conglomerato siliceo-vetroso (fritting pan, reso in italiano come ‘fritta’ oppure ‘pa- sta’) cui il rame dava il tipico colore blu intenso. 2 Da questi blocchetti, variamente sminuzzati, si otteneva una polvere che veniva utilizzata come tinta pittorica, 3 op- pure nuovamente impastata come corpo ceramico per la fabbricazione di piccoli vasi, statuette o amuleti. 4 Le produzioni egiziane di questo tipo sono abbondantis- sime e ben note, anche se a volte confuse con altre tipologie invetriate come la faïen- ce ; 5 esse vennero esportate nel mondo mediterraneo nel corso di tutta l’Antichità. 1 Si veda, a titolo d’esempio, la miscellanea Colinart - Menu 1998. Alcuni riferimenti bibliograici si possono trovare infra, mentre per ulteriori approfondimenti e bibliograia rimando a Reggiani 2011. 2 Per un inquadramento generale sul ‘blu egizio’ si vedano Pagès-Camagna 1998, 165-167, e Lee - Quirke 2000, 108-111. Sull’articolata storia degli studi, cfr. Delamare 1998. Sulla sua difusione, in area alessandrina ma anche altrove, cfr. Fraser 1972, 246 n. 56 e 247 n. 59 ; Bogaert 1999, 66 n. 58. Sulla composizione chimica, cfr. Jaksch et alii 1983, 525-535. 3 Cfr. Sampaolo 2009, 33-34, che riassume il processo produttivo della polvere colorante dai pa- netti di fritta (« [...] grossolanamente limata e bagnata per agglomerarla in palline, che dopo essere state asciugate venivano passate in fornace e come tali poi utilizzate per essere triturate »). 4 Sull’uso del ‘blu egizio’ come pigmento e materiale ‘ceramico’, cfr. e.g. Chase 1971. 5 La terminologia con cui oggi ci si riferisce alle produzioni vetrose ed invetriate antiche è alquanto luida e variabile, non di rado fraintesa : si vedano per esempio Tite - Bimson 1987 ; Pagès-Camagna 1998, 163-164 ; Nicholson - Peltenburg 2000, 177-178 ; Bouquillon et alii 2005, 11-13.