Ida Mauro Da Palazzo Reale alle porte della città: immagini dell’Immacolata a Napoli a metà Seicento* Come in altri centri dell’Italia meridionale, il culto della Concezione sine macu- la della Vergine a Napoli ha antichissime origini, legate alla tradizione bizanti- na, come dimostra il calendario marmoreo della Cattedrale partenopea (redatto nella prima metà del VII secolo), che alla data 9 dicembre riporta una «Con- ceptio S. Annae Mariae Virginis» 1 . Il documento è stato definito come la «pri- ma e sola testimonianza di questa festa mariana in tutto l’Occidente» 2 , fino a quando la devozione riapparirà nell’altra punta d’Europa, nei testi liturgici an- glosassoni del decimo secolo. Successivamente il culto napoletano fu sostenuto dai Normanni, che venivano da queste stesse terre del Nord, dove sarebbe nato il più strenuo difensore del- l’Immacolata, il francescano Giovanni Duns Scoto. Anche i re della corona d’A- ragona, entrati a Napoli nel 1443, portarono con loro un bagaglio di tradizioni concezioniste con cui arricchirono la devozione cittadina 3 , mantenendola intat- ta fino a quando la casa d’Austria attraverso i suoi viceré fece dell’Immacolata il suo vessillo religioso e politico 4 . Leggiamo, dunque, nelle guide di Napoli come a fine Cinquecento sorsero, a po- che centinaia di metri di distanza, sia una «Concezione degli Spagnoli» [1583] che una «Concezione degli Italiani» [1586], la prima, fondata all’interno del- l’insula di San Giacomo dal viceré duca d’Osuna, era un convento destinato ad accogliere giovani spagnole, figlie di leali collaboratori della corona 5 , la secon- da era un ritiro di fanciulle, voluto da una confraternita dell’Immacolata Con- cezione istituita nel 1580 dai francescani di Santa Maria a Montecalvario, che godette da subito di una straordinaria adesione 6 . Nel cuore della città, un terzo luogo potè iniziare, sempre in quegli anni (esat- tamente nel 1585), la sua costruzione sotto il titolo dell’Immacolata: la casa ma- dre dei gesuiti napoletani – Gesù Nuovo – la cui fabbrica, all’interno del palaz- zetto rinascimentale dei Sanseverino, si giovò dell’intervento vicereale, conces- so solo a condizione che la chiesa sarebbe stata dedicata alla Purissima Conce- zione della Vergine 7 . Tale coincidenza di date non è casuale, infatti corrispondono in buona parte al mandato di Pedro Téllez Girón, duca d’Osuna (1582-1586), il primo viceré che sostenne con forza la devozione all’Immacolata 8 . La promozione di questo cul- to “di Stato” da parte dei suoi successori e l’appoggio che trovò nella fervente religiosità napoletana, saranno gli argomenti delle prossime pagine, svolti attra- verso l’analisi di tre opere nate in contesti differenti nella Napoli di metà Sei- cento. TESTATINA 1