Michele Girardi Appunti su Alzira Da Alzire ad Alzira Molti critici hanno potuto affermare che Alzira sia senza appello l’opera meno riuscita di Verdi, confortati dall’opinione più volte citata dello stesso autore che avrebbe detto a Giuseppina Negroni Prati Morosini: «L’Alzira, quella è proprio brutta». 1 Dopo aver completato l’orchestrazione Verdi manifestò la sua apparente indifferenza per l’esito della prima al letterato Andrea Maffei il 30 luglio 1845: Ho finito l’opera anche nell’istromentale e si ritarderà l’andata in scena di questa mia opera, perchè l’ho fatta, quasi senza accorgermene, e senza nissuna fatica perché se anche anche cadesse, me ne dorrebbe poco ... Ma stà tranquillo che fiasco non farà. I cantanti la cantano volentieri, e qualcosa di tollerabile ci deve essere. 2 Pochi mesi dopo, in occasione della ripresa romana al Teatro Argentina, avvenuta il 28 ottobre con scarso successo, Verdi ringraziò il librettista Jacopo Ferretti per i suggerimenti atti a migliorare «quella sventurata Alzira», aggiungendo peraltro che Il male è nelle viscere e, ritoccando, non si farebbe che peggio. Poi ... come potrei? Speravo che la sinfonia e l’ultimo finale rivendicassero in gran parte i difetti del resto dell’opera, e vedo che a Roma mi sono mancati ...; eppure non dovevano! 3 1 I copialettere di Giuseppe Verdi, pubblicati e illustrati da Gaetano Cesari e Alessandro Luzio, Milano, Commissione per le onoranze a Giuseppe Verdi nel primo centenario della nascita 1913, p. 432. L’affermazione viene a sua volta dedotta da A. M. Cornelio, Per la Storia, Pistoia 1904, p. 29. 2 Verdi a Andrea Maffei, 30 luglio 1845, riportata da M. Conati, L’«Alzira» di Verdi attraverso le lettere e le cronache, in Teatro Regio di Parma. Città di Parma. Stagione lirica 1980-81, Parma, Step 1980, pp. 33-114, e in particolare nella prima appendice, Le lettere sull’«Alzira», pp. 57-93: 81. La scelta di citare da questa raccolta è resa obbligata dal preciso controllo delle date e delle trascrizioni delle lettere effettuato dallo studioso, che ha corretto numerosi errori presenti negli epistolari, specialmente ne I copialettere di Giuseppe Verdi cit. pp. 3-14 e 428-432, e nelle biografie, e fra quest’ultime cfr. F. Abbiati, Verdi, Milano, Ricordi 1958, vol. I, p. 507, 549-574 passim. 3 Verdi a Jacopo Ferretti, 5 novembre 1845, in M. Conati, op. cit., p. 90.