Lorenzo Fossati La verità della parola. La critica di Ebner all’idealismo e alla filosofia in generale * The paper examines the fierce criticism of the Austrian philosopher Ebner to the idealism of Hegel and to philosophy more generally, which he deems unable to ac- count for the spiritual dimension. In order to understand the «dialogic thought» of the author, this paper first proposes an analogy between Ebner and the acrobat player Jof of the movie The Seventh Seal by Ingmar Bergman. The paper then carries out a comparison between the thought of Ebner and that of Hamann, who also reflected on the limits of reason and of the word as something that cannot be simply defined as concept, particularly in the case of the dimensions of spirituality and faith. In the conclusion, the paper examines the actual possibility of finding a balance between the need for rationalism and the infiniteness of faith. 1. Jof il saltimbanco Di ritorno dalle crociate, dopo molto pellegrinare e soffrire, il cavaliere svedese Antonius Block finalmente riguadagna la terra natia; ma ad attenderlo sulla spiag- gia c’è la Morte, che esige la sua vita. Questo l’inizio del celebre film di Ingmar Bergman, Il settimo sigillo (1957), che narra della partita a scacchi giocata dal cava- liere contro la Morte, nella speranza di guadagnare tempo e di poter riabbracciare la moglie che lo attende nel castello; è nel corso di questa partita itinerante che altri personaggi si aggiungono ad Antonius nel viaggio e, in un certo qual modo, prendono parte anche loro alla sfida, rivelando così la sua natura metaforica della stessa vita umana. Ora, se il protagonista è roso dai dubbi e dall’angoscia, ed esprime a pieno tito- lo una sensibilità tutta «moderna», nel suo avvertire la lontananza di un Dio che continua a invocare ma che gli si nega (un caso tipico di esistenzialismo nordico, si direbbe), a questi si contrappone Jof, il saltimbanco. Nella prima scena in cui compare sta raccontando alla moglie di aver appena visto la Madonna, e la cosa * Una prima versione di questo articolo è stato ospitato dal sito www.filosofionline.com nel settembre 2010; chi scrive desidera ringraziare il Professor Adriano Pessina che ha consentito a che venisse qui ripresentato. Rispetto a quella prima pubblicazione, il testo introduce alcune integrazioni e modifiche.