11 Filosofia e questioni pubbliche, vol. V, n. 1, nuova serie, pp. 00-00 Un vicolo cieco La crisi politica internazionale del maggio 1945, innescata quando la nuova Jugoslavia di Tito mise Stati Uniti e Gran Bretagna davanti al fatto compiuto dell’occupazione della Venezia Giulia e dell’annessione di Trieste, si era risolta in poco più di un mese con una vittoria diplomatica occidenta- le 1 . Al dipartimento di Stato Usa l’iniziativa jugoslava fu percepita essenzial- mente come una prova di forza attuata dall’Urss di Stalin, mediante il suo sa- tellite jugoslavo. Si era temuto che il dittatore sovietico cercasse di fissare i diversi territorial settlements con azioni unilaterali al di fuori dell’Europa orientale, sua riconosciuta zona di operazioni. Fu in base a considerazioni di questo tipo che il presidente americano Harry Truman decise di «sbattere Ti- to fuori da Trieste»: in sostanza per non consentire un disequilibrio di forze all’interno della Grande alleanza 2 . Quanto a Stalin, di fronte al pressante for- cing diplomatico occidentale reagì con fondamentale prudenza, evitando di irritare oltre misura i partner della coalizione antifascista per una questione attinente a un settore strategico di secondaria importanza. Fece così venir meno quel supporto a Tito che in un primo momento sembrava avergli con- cesso, forse secondo un piano concordato tra i due in aprile 3 . La sua condotta nel caso può essere interpretata come una delle primissime spie della tattica di «prudente espansionismo», seguita dalla politica estera sovietica nell’im- mediato dopoguerra 4 . Secondo gli accordi di Belgrado e Duino del giugno 1945 le truppe ju- goslave dovevano evacuare Trieste e Gorizia, ritirandosi oltre la linea Morgan; PATRICK KARLSEN Il Pci, il confine orientale e il contesto internazionale (1945-1954)