Letteratura e geografia: la via italiana Gabriele Pedullà Di tanto in tanto, tra le discipline umanistiche, emerge un sapere privilegiato che all’improvviso sembra porsi alla testa della ricerca nei più disparati campi di studio. La linguistica ha rico- perto questo ruolo per un quarto di secolo – all’incirca tra il 1955 e il 1980 – quando pareva che nozioni come langue e parole, dia- cronia e sincronia, sintagma e paradigma potessero spiegare in maniera soddisfacente il più gran numero di fenomeni. La stagio- ne di Hjelmslev, Jakobson, Barthes, Greimas, Eco, Todorov. Almeno dalla fine degli anni Novanta, invece, si vanno moltipli- cando in tutto il mondo i segnali di un’irresistibile ascesa della geografia. E c’è già chi parla di un vero e proprio spatial turn che caratterizzerebbe il nostro tempo. Il convegno odierno ne offre, in qualche modo, anch’esso una piccola conferma. Pure l’Atlante della letteratura italiana da me curato presso Einaudi assieme a Sergio Luzzatto 1 si colloca – ovviamente – all’interno di questo rinnovato interesse per la dimensione spa- ziale che negli ultimi anni ha ispirato le opere di autori peraltro a stento riconducibili a un unico paradigma di ricerca quali Fran- co Moretti, Bertrand Westphal o Karl Schlögel – per non parlare di Francesco Fiorentino e Giovanni Sampaolo, con il loro recen- te Atlante della letteratura tedesca. Come indica anche soltanto 1 Mi corre il gradito obbligo di ricordate tutta la squadra che ha partecipato all’ideazione della nostra opera: i co-curatori dei tre volumi, rispettivamente Amedeo De Vincentiis, Erminia Irace e Domenico Scarpa, e gli altri due membri del comitato scientifico del progetto, Mauro Bersani e Michele Luzzatto. Le considerazioni che seguono, in ogni caso, sono a me solo ascrivibili, anche quando nella parte finale ricorro a una doverosa prima persona plurale per indicare quello che (per me) è il senso più profondo dell’Atlante all’interno della tradizione storiografica italiana. Dedico, infine, queste pagine ad Amedeo Quondam, che in un memorabile semina- rio del 2002 mi ha insegnato a leggere Tiraboschi.