25/10/12 Un'americana alla Salpêtrière: Augusta Dejerine‑Klumpke (1859‑1927) e la cartografia del cervello 1/4 www.escritorasyescrituras.com/revista.php/3/20 Grupo de Investigación Escritoras y Escrituras Revista Internacional de Culturas & Literaturas Un'americana alla Salpêtrière: Augusta DejerineKlumpke (18591927) e la cartografia del cervello Dibattista, Liborio Lentamente gli eponimi medici in generale e quelli neurologici in particolare stanno cadendo in disuso. Invece, fino a qualche anno fa, un esercizio di memoria richiesto allo specializzando in neurologia era la tassonomia delle sindromi in relazione al nome di chi per primo ne aveva descritto il quadro anatomo-clinico. Ad esempio, il nome di Jules Dejerine(1), congiunto a quello dei colleghi con i quali aveva pubblicato per primo le relative descrizioni, si applicava ad indicare diverse patologie: la sindrome di Dejerine-Roussis(2), la nevrite di Dejerine-Sottas, le paralisi di Dejerine-Thomas, di Landouzy-Dejerine(3) e di Dejerine-Klumpke. Quest’ultimo binomio nasconde, tuttavia, un inganno. Infatti non è, appunto, un binomio: Klumpke non era un collega di Dejerine, e la sindrome eponimica non fa riferimento a Jules, ma unicamente alla sua consorte che, assunto il cognome del marito nel 1888, era divenuta esattamente Madame Augusta Dejerine-Klumpke. Compimento perfetto del destino di questa volitiva scienziata che, l’anno successivo al suo matrimonio, pubblicava la sua tesi di dottorato sulle polinevriti (Dejerine- Klumpke, 1889). Purtroppo, con il matrimonio, abbandonava anche l’internato all’Hôpital Tenon , avventura che era cominciata da titolare - appena un anno prima - nel 1887. Augusta era stata la prima donna ad essere ammessa all’internato negli ospedali parigini, e lo era stata solo grazie a pressioni politiche. Infatti, come lei stessa racconta (Bogousslavsky, 2005, p.118), aveva più volte fatto richiesta, insieme alla collega Blanche Edwards, di poter sostenere il concorso per l’internato, sollevando l’opposizione non solo del Preside della Facoltà, il professor Alfred Vulpian, di cui pure era allieva, ma del Conséil de l’Assistance Publique, delle Società Medica e Chirurgica degli ospedali parigini, nonché dell’Associazione degli Anciens Internes degli Ospedali Parigini(4) . Ebbene, fu ammessa a concorrere, solo nell’agosto del 1885, su decisione del Prefetto della Senna, a sua volta pilotato dal fisiologo Paul Bert (1833-1886), che era stato Ministro dell’Istruzione e che fu propugnatore di un ideale di insegnamento laico e libertario (Kotovtchikhine, 2000). Accettata come allieva interna temporanea, solo nel 1887 assunse la titolarità dell’incarico. Per comprendere il senso di questa lotta per la conquista di una presenza femminile “autorevole” nelle corsie ospedaliere , è necessario illustrare brevemente quale valore avesse questo essere “interno” negli ospedali parigini. L’internato, istituzione importantissima nell’ambito della carriera ospedaliera dei medici francesi, tuttora in vigore, era costituito da un corpo scelto di studenti che seguivano corsi e pratica addizionali e dai cui ranghi venivano poi chiamati coloro che avrebbero costituito l’élite medica ospedaliera e accademica. Infatti, la riforma del 1794 e le sue successive modifiche avevano creato un sistema parallelo: l’istruzione ospedaliera non sostituiva quella della Facoltà, ma ad essa si affiancava. Per essere nominato “esterno” lo studente in medicina doveva superare un esame sulle materie generali, anatomia e chirurgia, e otteneva così la possibilità di assistere i pazienti ospedalieri con funzioni che oggi definiremmo da paramedico: pulizia, nutrizione e, occasionalmente, terapia e salassi. Viceversa, gli interni erano sottoposti ad un severo esame di ammissione scritto e orale. In compenso, a differenza degli esterni, avevano la possibilità di vivere negli ospedali, seguire la visita dello chef de clinique e prescrivere e praticare trattamenti in assenza dei dottori titolari. In realtà si trattava di una vera e propria posizione di privilegio, che consolidava in Francia la “doppia carriera” dei medici che intendevano raggiungere posizioni elitarie nella professione. Quindi, oltre alla carriera universitaria, che prevedeva come tappe principali: il diploma di docteur en médicine, raggiungibile dopo la discussione di una tesi dottorale, il grado di chef de clinique, situazione intermedia connessa con cattedre cliniche in cui fosse stabilito un professorato, la posizione di agrégé, cioè professore associato, ottenibile mediante concorso e infine professore titolare di cattedra, contestualmente esisteva una gerarchia ospedaliera che prevedeva appunto le tappe di esterno e interno, seguite dalla carica di médecin des hôpitaux de Paris o médecin du Bureau Central e infine médecin de l’hôpital seguito dalla denominazione dell’ospedale dove si esercitava come capo del servizio. Di qui in poi l’avanzamento in carriera era legato alla possibilità do trasferirsi in ospedali sempre più prestigiosi. Se si pensa che Augusta Klupmke aveva iniziato la sua carriera universitaria diciottenne, nel 1877 e che le sarà concesso di addottorarsi solo dodici anni dopo, si ha il senso della tenacia e caparbietà, oltre che della grande capacità scientifica, di questa “prima donna” della neurologia mondiale. Miss Klumpke aveva avuto un’educazione cosmopolita: nata a San Francisco, USA, era stata una prima volta in Europa per due anni, 1866-1867, a Parigi e Berlino. Tornata in California nel 1868, dopo appena tre anni ripartiva per l’Europa con le sorelle(5) e la madre, a seguito della separazione legale dei genitori. Si era stabilita con la famiglia prima a Canstatt, nel Wruttemberg e poi nel 1872 a Clarens, sul lago di Ginevra. Quindi la fanciulla sedicenne padroneggiava tre lingue, il tedesco ed il francese, oltre alla lingua madre. Destinata ad una carriera di insegnante, pare che la notizia della concessione della